banner
banner

Gli anziani di nuovo protagonisti per la seconda tappa de “La Corriera dei nonni lettori”, il progetto che prevede un laboratorio di lettura ad alta voce rivolto agli anziani di sei paesi dell’entroterra aquilano, in modo itinerante per stimolare curiosità, ricordi e riflessioni, per aprire gli sguardi.Le nonne e i nonni, guidati da Francesca Camilla D’Amico, hanno letto “L’uomo che piantava agli alberi”, di Jean Giono. E c’è stato anche spazio per la musica, con Paolo Fiorucci che, munito di chitarra, ha fatto cantare i nonni, facendoli cimentare in una sentitissima versione dal sapore di terra e Abruzzo interno di “Nel blu dipinto di blu”, di Domenico Modugno. Tra i partecipanti nella sala polifunzionale di San Benedetto in Perillis, oltre alla sindaca Laura D’Abrizio, anche Nicola, 91 anni compiuti a dicembre, il più anziano della compagnia. Anche questo secondo incontro è stato documentato dalla macchina fotografica e dagli occhi di Fabio Massimo Fioravanti, che ha intenzione di mettere su un libro fotografico che racconti questa esperienza.

In ognuno degli incontri previsti – dopo Navelli e San Benedetto in Perillis, Gagliano Aterno, Tione degli Abruzzi, Fontecchio e Fagnano Alto – si leggono racconti brevi, storie di vita, leggende e fiabe dell’Abruzzo montano con brani tratti dalle opere di Antonio De Nino, Gennaro Finamore, Giovanni Pansa che, attraverso i corpi e le voci dei partecipanti, saranno restituiti al pubblico in delle letture corali in programma a giugno all’Aquila, al Palazzetto dei Nobili, a La dimora dei nonni felici e presso la Comunità 24 Luglio. Ogni incontro ha la durata di novanta minuti e fornisce le basi metodologiche per la lettura ad alta voce. I Comuni che saranno attraversati dalla Corriera dei Nonni Lettori patrocinano l’evento, assieme al Comune dell’Aquila e al Parco del Sirente-Velino. Il progetto, al quale collaborano Valeria Pica e l’associazione Heritage Art Research Project (Harp), si propone di restituire agli anziani la funzione di narratori e depositari della conoscenza tradizionale, interpretando simbolicamente la loro presenza come spina dorsale delle comunità, così come l’Appennino è la spina dorsale dell’Italia.

Lascia un commento