
Questa mattina, in una seduta straordinaria del Consiglio Comunale dell’Aquila, è arrivata finalmente all’attenzione pubblica una delle vertenze occupazionali più delicate del nostro territorio: quella dei circa 150 lavoratori e lavoratrici impiegati da anni nei servizi amministrativi e tecnici della ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila. Molti di loro hanno alle spalle decenni di lavoro, alcuni provenienti dal bacino degli ex LSU, eppure si trovano ancora in una situazione di precarietà, legata a un’esternalizzazione dei servizi che va avanti da oltre dieci anni. La richiesta oggi, portata avanti dalle organizzazioni sindacali CGIL e FP CGIL, è semplice ma fondamentale: tutela dei posti di lavoro, mantenimento delle attuali condizioni contrattuali e un futuro stabile. Durante l’incontro, i sindacati hanno ribadito le istanze emerse nell’assemblea di venerdì scorso con i lavoratori, chiedendo in primis che venga salvaguardata la continuità occupazionale e scongiurate riduzioni di orario o tagli ai servizi. Obiettivo finale: la stabilizzazione. Ma non solo. È stato chiesto di istituire un tavolo tecnico-politico, per esplorare tutte le strade possibili, dalla valorizzazione delle graduatorie in corso fino alla creazione o coinvolgimento di una società in house che consenta la reinternalizzazione dei servizi, garantendo così efficienza, qualità e minori costi per il sistema sanitario pubblico. Un segnale forte è arrivato dal voto unanime del Consiglio Comunale che ha approvato l’ordine del giorno a sostegno della vertenza. Un impegno politico condiviso, che ora attende di essere tradotto in azioni concrete. “Dopo anni di sacrifici e dedizione– dichiarano i segretari Marrelli e Pasqualone– questi lavoratori meritano stabilità e riconoscimento. Garantire loro un futuro significa anche rafforzare il servizio sanitario per tutta la collettività.” Ora la palla passa alla politica nazionale: emendamenti sono già in discussione per modificare la Legge di Bilancio e includere questi lavoratori nei percorsi di internalizzazione. Ma il tempo stringe, e la dignità di chi lavora non può più aspettare


























