
La stagione 2025 per la patata del Fucino, eccellenza riconosciuta con il marchio IGP, non verrà ricordata con piacere. Primavera ed estate hanno portato un clima anomalo, siccità e fenomeni estremi che hanno reso difficile la produzione. Ma il problema più grave arriva dal mercato: i prezzi all’origine sono crollati, lasciando i produttori in piena crisi. Secondo Coldiretti L’Aquila, dopo un avvio discreto con quotazioni intorno ai 30 centesimi al chilo, nelle ultime settimane i valori sono precipitati: 20 centesimi per l’IGP e addirittura 15 per il convenzionale, meno della metà rispetto allo scorso anno. “È una situazione insostenibile – spiega il presidente Alfonso Raffaele – che penalizza le oltre 1.500 aziende orticole della piana del Fucino”. Alla base del crollo ci sarebbe la concorrenza del Nord Europa, in particolare dalla Francia, dove i costi di produzione sono più bassi. Tir carichi di patate straniere arrivano in Italia, spesso destinate proprio al mercato abruzzese. Il timore è che questi prodotti vengano spacciati per italiani, e magari persino per “patata del Fucino”. “Se dovessimo avere conferme– avverte Raffaele –denunceremo senza esitazione chi commette questa frode, che danneggia gli agricoltori e l’economia del territorio”. Oggi la sfida è duplice: difendere i produttori dalle importazioni sleali e, allo stesso tempo, rafforzare la cultura del “made in Italy” e la consapevolezza dei consumatori. Nonostante milioni di italiani portino in tavola patate abruzzesi, pochi chiedono esplicitamente la patata del Fucino. “Serve una promozione più incisiva– conclude Raffaele –valorizzando ciò che già fanno realtà come l’AMPP e il Consorzio di tutela IGP”. Il Fucino resta una delle aree agricole più importanti del centro Italia: 3.500 ettari coltivati e oltre 2,2 milioni di quintali prodotti ogni anno. Ma senza prezzi giusti e tutela del marchio, un patrimonio di qualità rischia di essere messo in ginocchio dalle logiche di mercato.
































