
L’Aquila – Una corsa contro il tempo, più mediatica che amministrativa. È quella che lunedì la maggioranza ha imposto in Consiglio comunale approvando, in un unico passaggio, Documento Unico di Programmazione e Bilancio 2026–2028. Una forzatura sul calendario, destinata però a rinviare la partita vera: quella che si giocherà soltanto dopo il via libera dal Parlamento alla Legge di bilancio nazionale, quando il quadro finanziario sarà realmente definito. L’approvazione “provvisoria” di questi giorni ha una tempistica troppo perfetta per sembrare casuale: arriva alla vigilia della presentazione ufficiale del Programma Capitale Italiana della Cultura 2026, prevista domani, 3 dicembre, a Palazzo Chigi. Insomma, più un sipario per lo storytelling che un documento strategico. Il messaggio politico che trapela dal bilancio della Giunta Biondi, secondo il gruppo di consiglieri firmatari del documento di osservazioni, non nasce dalle necessità della città ma da ciò che si vuole comunicare al pubblico: una L’Aquila vetrina, scenografica, fatta di eventi e immagini, mentre restano nell’ombra nodi urgenti come capitale umano, servizi ai cittadini, economia di prossimità e politiche sociali. Una “città-cantiere” – denunciano dall’opposizione – che vive sull’onda degli investimenti straordinari e che, una volta chiusi i lavori, non sa cosa fare per generare crescita reale. Un modello che non costruisce futuro ma sopravvivenza. E i numeri messi nero su bianco nei documenti contabili confermano la fragilità del sistema. Il Fondo crediti di dubbia esigibilità si avvicina ormai stabilmente alla soglia dei 5 milioni di euro, con un nuovo aumento segnalato dai revisori per il triennio 2026–2028: una cifra che fotografa la difficoltà dell’ente nel recuperare le entrate previste e nel trasformarle in risorse concrete per la città. Cresce inoltre il fondo dedicato alle società partecipate, che nel 2026 arriva a 2 milioni di euro complessivi: 1,5 milioni al CTGS e 500 mila ad ASM. Risorse che rappresentano il raddoppio rispetto agli anni precedenti e che certificano le criticità più volte denunciate su trasporti, rifiuti e gestione industriale dei servizi pubblici. Il bilancio continua a poggiare quasi interamente sulla grande macchina dei finanziamenti straordinari: 104 progetti tra PNRR e PNC sisma, per oltre 246 milioni di euro. Una montagna di risorse che, però, non si traduce in una strategia per la vita quotidiana dei cittadini o in un piano economico per quando l’ondata di investimenti finirà. Nessun progetto strutturale sul lavoro, nessuna visione di sviluppo dei quartieri e delle frazioni, nessun piano industriale per attrarre imprese. Sul fronte del trasporto pubblico, la città non raggiunge nemmeno il 15% di utilizzo: un dato che continua a frenare l’equilibrio finanziario della società AMA. Turismo e sviluppo economico restano capitoli marginali, lontano dalle ambizioni di un capoluogo di regione. Una nota positiva arriva però dall’apertura del sindaco su tre fronti sollecitati dall’opposizione: risorse per iniziative culturali nei quartieri, più attenzione alle frazioni meno coinvolte e un alleggerimento della TARI, con l’estensione della riduzione del 25% anche ai quartieri del capoluogo. Misure considerate incoraggianti, ma insufficienti per compensare una mancanza considerata grave: l’assenza di un piano di sviluppo credibile e misurabile, che declini obiettivi, risultati attesi e indicatori economici come presenze turistiche e PIL locale. Per i consiglieri dell’opposizione – Paolo Romano, Massimo Scimia, Stefano Albano, Simona Giannangeli, Enrico Verini, Lorenzo Rotellini, Gianni Padovani, Alessandro Tomassoni, Stefania Pezzopane, Stefano Palumbo, Elia Serpetti ed Emanuela Iorio – il giudizio è netto: “Chi governa oggi dovrà domani rispondere di ciò che nel bilancio non c’è”. E ciò che manca, sottolineano, è proprio la visione dopo la vetrina del 2026.









