
Una città che rinasce e un’immagine che si sviluppa lentamente, come in una fotografia che emerge dal bianco e nero. È questa la metafora scelta dal sindaco Pierluigi Biondi per raccontare lo spirito con cui L’Aquila si prepara a vivere l’anno da Capitale italiana della Cultura 2026, presentato ufficialmente nei giorni scorsi. Un percorso che non riguarda soltanto gli eventi, ma una visione collettiva: ricostruire identità attraverso cultura, memoria e futuro. “Il mondo del futuro è aperto all’immaginazione, il mondo del passato è quello che ricostruisce l’identità, soprattutto se perduta”, ha ricordato Biondi, evocando il celebre finale di Professione reporter di Michelangelo Antonioni, dove l’inquadratura si avvicina a un punto lontano fino a restituire un’immagine nuova, ancora da completare. Così accadrà per L’Aquila: una figura che prende forma grazie allo sguardo e alla partecipazione dei cittadini. La cultura, nelle parole del sindaco, è la massima espressione delle capacità creative dell’uomo e per la città sarà la prova concreta della forza e della tenacia con cui una comunità colpita dal dolore ha saputo trasformare la ferita in progetto e speranza. L’Aquila – insieme ai comuni dell’Appennino che condividono una storia simile – ha scelto di mettere al centro la conoscenza, la scienza, l’arte, la ricerca e il pensiero come strumenti per generare futuro. Un cammino che guarda anche alla dimensione spirituale e identitaria, richiamando la storia della Perdonanza e le parole di Gioacchino Volpe sulla bellezza luminosa della città e della basilica di Collemaggio. Accanto alla riflessione culturale, il dibattito politico non si è fatto attendere. Le polemiche sollevate dalle opposizioni sulla presunta mancanza di condivisione dell’iter progettuale hanno trovato risposta dai capigruppo di maggioranza in Consiglio comunale, che hanno definito il titolo di Capitale della Cultura una responsabilità collettiva da gestire con serietà: “Non è un vessillo da usare per visibilità personale, ma un impegno verso la città”. La maggioranza rivendica trasparenza e metodo: tutte le delibere, i documenti e i passaggi amministrativi – ricordano – sono stati discussi, approvati e pubblicati nei tempi previsti. Il progetto nasce da una manifestazione di interesse aperta nel 2023 e il percorso decisionale si fonda su un Comitato dei Garanti di natura tecnico-consultiva, composto da professionisti e rappresentanti di varie istituzioni, maggioranza e opposizione incluse. Ogni proposta culturale è sottoposta a valutazione tecnica e può essere inserita nella programmazione solo previo parere e approvazione formale. Il quadro finanziario, sottolineano i rappresentanti comunali, supera i 16 milioni di euro, grazie a contributi del Ministero della Cultura, al programma Restart, fondi comunali e sponsor privati. E nuovi bandi saranno pubblicati per coinvolgere realtà culturali e associative del territorio. La preparazione dell’anno da Capitale della Cultura, dunque, si presenta come un progetto aperto e multilivello, che vuole trasformare L’Aquila in un laboratorio di governance e innovazione culturale per le aree interne del Paese. Il resto dipenderà dalla capacità di un’intera comunità di sentirsi parte di una storia condivisa e di riconoscersi in una immagine che, lentamente, è pronta a tornare a colori.









