
Entro novembre cambierà la geografia degli uffici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in Abruzzo. E per L’Aquila si annuncia una doccia gelata: il capoluogo sarà l’unica città italiana a perdere il proprio ufficio dirigenziale, subendo un ridimensionamento che non è solo amministrativo, ma anche politico ed economico. Le decisioni prese a livello nazionale concentreranno poteri e risorse su Pescara, che vedrà aumentare le proprie posizioni organizzative fino a nove, oltre alla Direzione unica abruzzese e alle altre strutture operative già presenti. L’Aquila, invece, si ritroverà con poco più del dieci per cento di quanto era stato prospettato: resterà solo la funzione antifrode, troppo poco per compensare la perdita di peso istituzionale. Un esito che appare ancora più amaro se si pensa agli investimenti fatti negli ultimi anni: la nuova sede in piazza Santa Giusta, i concorsi pensati per rafforzare il capoluogo, l’idea di un laboratorio con annessa scuola di formazione. Progetti che ora rischiano di trasformarsi in un guscio vuoto. A denunciare la situazione sono i consiglieri Paolo Romano e Pierpaolo Pietrucci, che puntano il dito contro la classe dirigente regionale e comunale. Secondo loro, la responsabilità non è di Pescara, ma di chi avrebbe dovuto difendere il ruolo del capoluogo e non lo ha fatto. Le promesse di incontri istituzionali mai avvenuti e gli impegni presi in conferenze e consigli, ma poi rimasti lettera morta, alimentano la sensazione di un territorio lasciato indietro. Il tempo stringe: entro due mesi la riforma diventerà realtà. E per L’Aquila, già segnata da troppe ferite, si profila l’ennesimo arretramento. Un colpo che rischia di pesare non solo sulle istituzioni, ma sul futuro stesso della città e della provincia.




























