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Sulmona – L’ex sindaco Peppino Ranalli, pur senza essersi candidato, scende in campo a sostegno della coalizione che appoggia Annamaria Casini con la lista Movimento Democratico che vede tra le sue fila gli ex consiglieri comunali Roberta Salvati e Valerio Giannandrea. Nella presentazione avvenuta ieri sera in un noto ristorante cittadino Ranalli ha preso la parola spiegando innanzitutto perché è rimasto finora in silenzio. “Dopo l’11 febbraio non ho più parlato – ha detto Ranalli – anche a seguito della lettera di otto parroci del vicariato urbano di San Panfilo che hanno raccolto le perplessità e lo sgomento della cittadinanza per l’interruzione dell’esperienza amministrativa che con entusiasmo ci aveva fatto vincere le elezioni ma nel percorso abbiamo incontrato il vuoto e momenti di scontro come quelli di oggi”. Peppino Ranalli ha poi accusato Bruno Di Masci di aver lavorato dietro le quinte per far cadere l’amministrazione: “Ci vuole una faccia tosta a raccontare le bugie. Avevo detto che la verità sarebbe venuta fuori ed è quella che dietro c’era un progetto alternativo da parte di chi ora si è candidato a sindaco (Bruno Di Masci) che ha voluto la caduta dell’amministrazione comunale che ha messo la città in ginocchio perché ha interrotto la programmazione sulle opere pubbliche, in particolare sulle scuole, sull’esternalizzazione della raccolta differenziata e sul ruolo che Sulmona voleva ricoprire nella Regione Abruzzo. Sono discorsi che da solo non si possono portare avanti ed ecco perché dissi di stare insieme. Qualcuno ha però impedito che ciò si realizzasse”. L’ex sindaco ha inoltre lanciato frecciatine a chi in questi giorni è venuto a Sulmona, come la senatrice Stefania Pezzopane, ad avallare la tesi di Bruno Di Masci: “Non si pensa alla città ma alle persone soprattutto quando vengono illustri esponenti politici di altri territori della Provincia a porre in essere coalizioni che servono soltanto ad interrompere il ruolo importante che la città di Sulmona dovrebbe avere”. Da un lato Di Masci e dall’altro il Movimento Democratico dichiarano entrambi l’appartenenza al Pd il cui simbolo in queste elezioni è assente. A tal proposito Peppino Ranalli ha affermato: “Sono del Partito Democratico e non torno indietro perché lo sarò per sempre. Affronteremo con precisione l’argomento delle appartenenze al Pd subito dopo le elezioni”.

Domenico Verlingieri

 

 

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