
Una manifestazione per chiedere la smilitarizzazione di Monte San Cosimo e aprire una nuova stagione per la Valle Peligna, lontana dalla logica degli arsenali e più vicina ai bisogni del territorio. Questa mattina, davanti al deposito militare nella zona di Ponte La Torre, a Sulmona, si sono ritrovate associazioni, cittadini, sindacati e forze politiche che da anni portano avanti una battaglia considerata storica: trasformare quell’area in uno spazio civile, sociale e destinato alla pace. L’appuntamento è promosso dal Coordinamento “Disarmare la pace, Disertare la guerra”. Alla mobilitazione ha aderito anche la CGIL della provincia dell’Aquila, che ha scelto di sostenere pubblicamente una protesta legata non soltanto al destino del sito militare, ma anche a un messaggio più ampio contro il riarmo e contro la cultura della guerra. Il deposito di Monte San Cosimo rappresenta da decenni uno dei temi più delicati della Valle Peligna. La sua storia affonda le radici negli anni precedenti alla Seconda guerra mondiale, quando il regime fascista espropriò oltre cento ettari di terreni agricoli per realizzare il dinamitificio Montecatini-Nobel. Da allora, per molti abitanti del comprensorio, quell’area è diventata il simbolo di una militarizzazione vissuta come un ostacolo allo sviluppo sociale ed economico del territorio. Nel corso del tempo non sono mancate proteste, raccolte firme, scioperi e iniziative istituzionali. Diversi Comuni della Valle Peligna hanno approvato atti ufficiali per chiedere la riconversione civile del sito, mentre anche il Consiglio regionale si era espresso a favore della restituzione dell’area alle comunità locali di Sulmona, Pratola e Prezza. Tra gli episodi storici ricordati dal sindacato figura lo sciopero generale del primo luglio 1948 proclamato dalla Camera del Lavoro di Sulmona. In quell’occasione l’intera vallata si mobilitò per chiedere che l’ex dinamitificio fosse destinato a finalità civili, in una zona già segnata da povertà e disoccupazione.






Per la CGIL la manifestazione del 2 giugno assume oggi un valore che va oltre i confini locali. Il sindacato richiama infatti i principi contenuti nell’articolo 11 della Costituzione italiana, quello che sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali. Difendere la pace, secondo la CGIL, significa tutelare diritti, dignità delle persone, lavoro e sviluppo sociale. Alla mobilitazione ha aderito anche Sinistra Italiana – Alleanza Verdi e Sinistra della provincia dell’Aquila, che parla apertamente di opposizione al riarmo e alla cosiddetta “economia di guerra”. Nel documento diffuso dagli esponenti del partito viene rilanciata una celebre frase di Sandro Pertini: “Si svuotino gli arsenali e si riempiano i granai”, considerata oggi più attuale che mai in un contesto internazionale attraversato da conflitti e tensioni. Secondo Sinistra Italiana – AVS, la Festa della Repubblica dovrebbe rappresentare soprattutto un momento di riflessione sui valori democratici e antifascisti su cui è nata l’Italia del dopoguerra. Nel mirino del partito finiscono la crescita delle spese militari e la progressiva normalizzazione della corsa agli armamenti, giudicata pericolosa perché sottrae risorse a settori fondamentali come sanità, scuola, ambiente e lavoro. Per gli esponenti del movimento, Monte San Cosimo è il simbolo di un territorio che avrebbe bisogno di altro: servizi, occupazione, cultura, investimenti sociali e riconversione ecologica. Da qui la scelta di sostenere una manifestazione che vuole trasformarsi non soltanto in un gesto simbolico contro la guerra, ma anche in una proposta politica alternativa fondata sulla cooperazione tra i popoli, sulla diplomazia e sul diritto internazionale.



























