
Dall’Abruzzo al Tigray, passando per Roma e il Piano Mattei. L’agricoltura abruzzese diventa modello di ricostruzione e speranza in una delle regioni più ferite dall’ultimo conflitto africano. È il cuore di RESeed – Rural Economic Stimulus and Education for Ethiopian Development, un progetto di cooperazione internazionale che porterà oltre 2 milioni di euro in Etiopia per trasformare ex combattenti, donne e persone vulnerabili in nuovi agricoltori. Un modo concreto per ripartire dopo la guerra, con un seme che si chiama formazione, lavoro e dignità. L’iniziativa, promossa dalla Regione Abruzzo attraverso la Direzione generale – Servizio pianificazione strategica e Cooperazione internazionale, ha conquistato il quarto posto in graduatoria tra i progetti finanziati dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). È uno dei primi esempi concreti di come il Piano Mattei per l’Africa, lanciato dal Governo italiano nel 2024, si traduca in interventi sul campo: non solo investimenti, ma vere occasioni di rinascita civile per comunità segnate dalla guerra. Tre anni di lavoro, oltre 52.000 ex militari da reinserire, più di 12.000 persone coinvolte in percorsi di formazione e impresa rurale. Il cuore pulsante? L’esperienza agricola abruzzese, con il suo modello di sviluppo rurale ispirato al Programma di Sviluppo Rurale (PSR) che qui, tra le montagne e le colline, ha insegnato a generare occupazione, innovazione e comunità.«Con RESeed – spiega il vicepresidente Emanuele Imprudente – l’Abruzzo mette a disposizione del mondo le sue competenze. Lavoriamo per portare pace e sviluppo dove la guerra ha lasciato solo macerie. Puntiamo su agricoltura, formazione e dignità delle persone». Il piano prevede infrastrutture concrete: sistemi irrigui su 50 ettari, distribuzione di sementi e tecniche agricole italiane, sostegno alla nascita di microimprese giovanili, inclusione sociale per donne e soggetti fragili. A coordinarlo sarà il Dipartimento Agricoltura della Regione Abruzzo, insieme a partner d’eccellenza come la Fondazione Med-Or, il CIHEAM di Bari, l’Istituto di Ricerca in Agricoltura del Tigray (TARI) e l’amministrazione locale. Un ponte tra L’Aquila e il Tigray, tra chi ha imparato a far rifiorire la terra e chi oggi sogna di farlo per lasciarsi alle spalle il rumore delle armi. Perché la pace si coltiva. E a volte basta un seme.


































