
Il tema della sanità e della distribuzione delle risorse nazionali torna al centro del confronto politico in Abruzzo dopo la lettera inviata dal presidente della Regione Marco Marsilio al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nella missiva, Marsilio ha affrontato la questione della ripartizione del Fondo sanitario nazionale, rilanciando la necessità di criteri più equi che tengano conto non soltanto del numero degli abitanti, ma anche delle difficoltà vissute dai territori interni e marginali. Il presidente della Regione ha richiamato le parole pronunciate dal Capo dello Stato durante il centenario della Giornata internazionale dell’infermiere, condividendo l’attenzione posta sul rischio di una sanità diseguale tra grandi centri urbani e aree periferiche del Paese. Secondo Marsilio, l’attuale sistema di distribuzione del Fondo sanitario nazionale penalizzerebbe fortemente regioni come l’Abruzzo, dove gran parte del territorio è costituito da aree interne e piccoli comuni. Il governatore ha sottolineato come oggi il 98,5 per cento delle risorse venga assegnato quasi esclusivamente sulla base della popolazione residente, senza considerare le difficoltà legate alla conformazione geografica, alla dispersione abitativa e alla necessità di mantenere servizi sanitari essenziali anche nei territori meno popolati. Nella lettera il presidente regionale ha evidenziato che garantire il diritto alla salute nelle aree interne rappresenta una condizione fondamentale per contrastare lo spopolamento e consentire ai cittadini di continuare a vivere nei piccoli centri, preservando il patrimonio sociale e culturale dei territori. Marsilio ha quindi auspicato che il richiamo del presidente Mattarella possa influenzare il dibattito nazionale sui nuovi criteri di ripartizione delle risorse sanitarie.
Alle parole del governatore è arrivata però la dura replica del consigliere regionale del Partito Democratico Antonio Di Marco, che ha definito la lettera al Quirinale “la certificazione politica del fallimento” della gestione Marsilio. Secondo Di Marco, dopo quasi otto anni di governo regionale, il presidente avrebbe ammesso implicitamente di non essere riuscito a difendere gli interessi dell’Abruzzo nei confronti del Governo nazionale e della Conferenza Stato-Regioni, luoghi nei quali vengono stabiliti criteri e risorse per la sanità. L’esponente del PD ha criticato anche il rapporto politico tra la Regione Abruzzo e il Governo centrale, sostenendo che la comune appartenenza politica non avrebbe prodotto risultati concreti per il territorio. Nel suo intervento Di Marco ha parlato di una sanità regionale in difficoltà, di aree interne sempre più fragili e di cittadini costretti a confrontarsi con liste d’attesa e riduzione dei servizi. Per il consigliere regionale, il ricorso al Quirinale rappresenterebbe non un segnale di forza istituzionale, ma piuttosto la dimostrazione di un isolamento politico e dell’incapacità di ottenere risposte dal Governo nazionale. Il confronto sulla sanità regionale e sul futuro delle aree interne si conferma così uno dei temi più delicati del dibattito politico abruzzese, soprattutto in una fase in cui il tema dell’accesso alle cure continua a pesare sulla vita quotidiana di migliaia di cittadini.




























