
La difesa dei servizi pubblici nelle aree interne come questione di diritti, memoria storica e dignità istituzionale. È questo il cuore della riflessione firmata da Elisabetta Bianchi, che interviene nel dibattito sul futuro dei presìdi pubblici della Valle Peligna e sul progressivo ridimensionamento di servizi considerati essenziali per il territorio. Nel documento, Sulmona viene descritta non soltanto come una città alle prese con problemi legati a sanità, giustizia e trasporti, ma come una comunità che rischia di perdere progressivamente il proprio ruolo strategico all’interno dell’Abruzzo interno. Al centro dell’intervento emerge la figura di Giuseppe Bolino, ricordato come uno dei protagonisti della storia politica e istituzionale regionale. Nato nel 1926, partigiano durante la Resistenza, Bolino fu consigliere comunale a Sulmona, consigliere regionale, assessore alla sanità e primo presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo. Secondo Bianchi, la sua esperienza politica rappresenterebbe ancora oggi un modello di visione amministrativa e attenzione ai diritti sociali, soprattutto in ambito sanitario. A Bolino viene attribuito il merito di aver promosso un’idea di sanità pubblica universale e accessibile, oltre ad aver sostenuto la realizzazione della nuova ala dell’ospedale cittadino attraverso un importante finanziamento regionale. La Bianchi collega questa eredità politica alla situazione attuale della Valle Peligna, dove il timore di un progressivo indebolimento di ospedali, tribunali, scuole e trasporti continua ad alimentare il confronto pubblico e istituzionale. Nel testo si richiama inoltre il valore storico della Resistenza italiana e della Medaglia d’Argento al Valor Militare conferita alla città di Sulmona per il contributo dato durante l’occupazione nazifascista e per il sostegno ai prigionieri del Campo 78. Per l’autrice, quel riconoscimento rappresenterebbe un vero e proprio “patto di cittadinanza” tra lo Stato e il territorio, fondato sui sacrifici affrontati dalla comunità durante la guerra e sul diritto, oggi, a non essere abbandonata. La riduzione dei servizi pubblici viene quindi interpretata non soltanto come un problema amministrativo, ma come il segnale di una più ampia marginalizzazione delle aree interne. Nel suo intervento, Bianchi critica una politica definita incapace di programmare il futuro dei territori montani e chiede un cambio di visione capace di mettere al centro i diritti dei cittadini e la salvaguardia delle comunità locali. Secondo la Bianchi, contrastare il declino delle aree interne significa difendere la possibilità stessa di vivere e lavorare in questi territori, garantendo accesso a sanità, giustizia, trasporti e istruzione. L’appello finale è rivolto alle istituzioni e alla cittadinanza affinché si costruisca una risposta unitaria contro quello che viene definito il rischio di un progressivo declassamento della città.































