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Si chiama “Il cammino nelle terre mutate”, un percorso solidale e di conoscenza, un momento di relazione profonda con l’ambiente naturale e con le persone che vivono nei luoghi trasformati dal sisma.

Da Fabriano a L’Aquila, oltre 250 km di cammino nel cuore dell’Appennino. L’itinerario attraversa i territori ed entra in contatto con le comunità di quattro regioni del centro Italia (Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo), lungo i sentieri escursionistici e ciclabili di due importanti aree protette: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga.

Terre Mutate perchè in quei territori qualcosa è cambiato. La forza della natura ha prodotto mutamenti nel terreno, nelle architetture e nelle persone, generando storie, protagonisti e progetti di rinascita meritevoli di essere vissuti e raccontati.

Terre Mutate invita le persone a tornare in quei territori, ricchissimi di storia e biodiversità, in maniera lenta e rispettosa.

Il Cammino trae il nome da Terre Mutate, un comitato di associazioni e soprattutto di donne aquilane, nato dopo il terremoto del 2009 con l’obiettivo di creare la Casa delle Donne, uno spazio che potesse rispondere alle esigenze di ritessitura della Città e delle relazioni fra le donne e con L’Aquila

Tutto parte con una quarantina di persone che a tre anni dal terremoto dell’Aquila si mettono in moto nella prima Lunga Marcia per denunciare l’immobilismo della politica e della ricostruzione. Alberto Renzi, di Movimento Tellurico, insieme a un gruppo di attivisti insegue il sogno del cammino come rivoluzione sin dal 2012. “Il nostro messaggio è sempre stato rivolto alla prevenzione e alla messa in sicurezza. Per questo negli anni abbiamo incontrato le amministrazioni e le associazioni locali, lavorato per la creazione del sisma bonus e per riattivare l’economia”, spiega Alberto Renzi. “Gli operatori turistici volevano ripartire da altro perché credevano impossibile un ritorno dell’interesse verso le loro terre. È nata così la sfida del Cammino e oggi sono numerose le aziende ricettive individuate sul territorio”. Con il sito camminoterremutate.org queste piccole realtà fanno rete e diventano un sistema di accoglienza.

Quattro regioni, Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo; quattordici tappe da percorrere a piedi per oltre duecento chilometri, da Fabriano a L’Aquila passando per Ussita, Castelluccio, Amatrice e altri capoluoghi simbolo del cratere del sisma del Centro Italia. Chiunque potrà affrontarlo scaricando dal sito i percorsi con le tracce Gps, le informazioni relative alle strutture di accoglienza e i contatti delle associazioni locali.

Proprio come il Cammino di Santiago o la Via Francigena, anche questo itinerario si rivolge ai turisti dell’essenziale, camminatori, ciclisti o camperisti che intendono intraprendere sentieri naturali attraverso ben due parchi nazionali – quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso e dei Monti della Laga – conoscere i segreti di una importante tradizione gastronomica ed entrare in contatto con la gente dell’Appennino.

Dalla tessitrice Assunta di Campotosto alla libraia di Matelica, la resilienza qui è soprattutto donna. Un cammino nel segno del turismo lento decisamente più laico rispetto agli altri ma non per questo meno spirituale. “La nostra Santiago si chiama L’Aquila, una città bellissima che è il nostro punto di riferimento. Qualcosa che non va ripetuto, perché sono stati commessi errori troppo evidenti ma dal quale imparare perché rappresenta il più importante precedente nel Centro Italia”, spiega Alberto Renzi, “C’è l’abitudine di dimenticare ma ormai non possiamo più permettercelo, così legare i territori nella logica del Cammino fa sì che si crei un punto di incontro anche nello scambio di pratiche per ricreare prospettive per il futuro. E qui la prospettiva economica è davvero imminente. Perché fare il Cammino dunque? Per ammirare almeno una volta nella vita il Lago di Campotosto e il Gran Sasso che si apre alle sue spalle, Amatrice e le sue montagne, la piana di Castelluccio e la fioritura, l’affaccio dolomitico del Monte Bova nella piana di Ussita”, conclude Renzi.

 

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