
Eucaristia e Missione: La meditazione di don Luigi Maria Epicoco al congresso eucaristico di Raiano
Nel quarto e ultimo appuntamento del cammino di preparazione al Congresso Eucaristico Diocesano, la comunità di Raiano ha accolto don Luigi Maria Epicoco per una meditazione intensa e profondamente radicata nella vita concreta dei credenti. Dopo le tappe di Popoli, Scanno e Pescocostanzo, dedicate rispettivamente alla Parola, al rendimento di grazie e alla comunione, l’incontro del 29 maggio ha posto al centro il binomioEucaristia e Missione.




Fin dall’inizio, don Epicoco ha ricordato che un congresso eucaristico non è un semplice evento celebrativo, ma una “sosta di consapevolezza”, un tempo in cui il popolo di Dio riscopre la presenza viva di Cristo nella storia. «Io sarò con voi sempre, fino alla fine del mondo», ha ricordato citando il Vangelo, sottolineando come l’Eucaristia sia la forma concreta con cui Gesù mantiene questa promessa.
Il rischio, però, è l’abitudine: “L’abitudine inevitabilmente ci rende ciechi”. Per questo la Chiesa ha bisogno di momenti che restituiscano freschezza allo sguardo, capaci di far riscoprire “che tesoro immenso il Signore ci ha lasciato”.
Per spiegare il legame tra Eucaristia e missione, don Epicoco ha scelto un’immagine evangelica potente: la Trasfigurazione. Pietro, Giacomo e Giovanni vivono un’esperienza di luce così forte da desiderare di restare sul monte. «Restiamo qui, costruiamo tre capanne», dice Pietro. Ma Gesù li riporta subito giù, nella vita di ogni giorno.
È la tentazione di ogni credente: trasformare l’esperienza spirituale in un rifugio. Ma la liturgia non serve a isolarci:serve a trasformarci.
L’“andate in pace” non è una formula di congedo, ma un mandato. Come Mosè che scende dal Sinai con il volto luminoso, così il cristiano porta nel mondo la luce ricevuta nell’Eucaristia: una luce che si manifesta nei gesti più semplici, persino in un “buongiorno” carico di bene.
Per rendere concreto questo passaggio, don Epicoco ha scelto di leggere alcuni punti del Catechismo suifrutti dell’Eucaristia, mostrando come la missione non sia un compito delegato a pochi, ma la conseguenza naturale di ciò che la Messa opera nel cuore.
Il primo frutto è l’unione profonda con Gesù: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui» (Gv 6,56).
L’Eucaristia incide dentro di noi la certezza di una presenza che vince la solitudine. Don Epicoco lo ha espresso con parole semplici e incisive: «L’Eucaristia ci rende amici di Gesù». E l’amicizia, quella vera, cambia il modo di affrontare la vita.
Il secondo frutto è il rinnovarsi della grazia battesimale: la certezza di essere amati. «Nel Battesimo siamo immersi nell’amore di Dio», ha ricordato. E l’Eucaristia soffia su questo amore come su un carbone che torna a brillare.
Chi si sente amato può affrontare tutto: anche “scalare il Gran Sasso a mani nude”, ha detto con un’immagine efficace e sorridente.
La missione non è fatta di gesti eroici, ma di dettagli: delicatezze, attenzioni, scelte quotidiane. «Le cose grandi di Dio sono nascoste in piccole cose», ha ricordato. È nella normalità che si vede se l’Eucaristia ci ha davvero trasformati.
Gesù non illude i suoi discepoli: il mondo è complesso, a volte ostile. «Io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi», dice il Vangelo. Eppure il cristiano può stare nel mondo senza perdere la propria identità, perché sa “di chi è”.
L’Eucaristia è la forza che permette di essere lievito nella pasta, luce nel buio, presenza di bene anche dove sembra impossibile.
L’incontro di Raiano ha mostrato con chiarezza che la missione non comincia con iniziative straordinarie, maquando si esce dalla Messa. È lì che si vede se ciò che abbiamo celebrato ci ha cambiati davvero.
L’Eucaristia non ci trattiene sul monte: ci rimanda nel mondo. Non ci isola: ci trasfigura. Non ci protegge dal reale: ci rende capaci di abitarlo con una luce nuova.
































