
Certe storie ritornano perché riguardano tutti.I Roses, nuova versione del celebreLa guerra dei Roses, prova a riportare sullo schermo l’eterna battaglia sentimentale tra chi si ama e, allo stesso tempo, non riesce a convivere. Una riedizione che parla del presente, ma che finisce per confermare un fatto antico: la coppia è uno dei luoghi più intensi (e più pericolosi) degli affetti umani. Il film recupera il romanzo e la pellicola di oltre trent’anni fa, richiamando ironicamente la “Guerra delle due rose”, il conflitto dinastico che dilaniò l’Inghilterra nonostante il fiore araldico che prometteva gentilezza. Anche nell’intimità dei Roses, la casa diventa campo di battaglia. Ma ciò che colpisce davvero non è tanto la rottura, quanto ciò che resta quando la relazione è finita: un legame che non si scioglie, un rancore che tiene le persone incatenate più dell’amore. Perché oggi il problema non è solo l’incapacità di restare insieme, ma l’incapacità di separarsi. Ci si odia, ci si accusa, si arriva al divorzio, eppure il rapporto continua sotto forma di contenziosi e vendette. L’odio, in certi casi, è un vincolo più duro dell’amore. Chiudere davvero significherebbe riprendersi le proprie illusioni infrante, guardare in faccia le parti di sé che si erano nascoste nell’altro. In questa dinamica, la coppia diventa uno specchio deformante: non cerchiamo l’altro, cerchiamo noi stessi idealizzati. E quando la realtà non coincide con l’immagine immaginata, la frustrazione si trasforma in attacco, in fuga, in tradimento non tanto per desiderio, ma per recuperare una sensazione di valore. Il nuovoI Rosestenta di aggiornare tutto questo, ma, nel confronto, qualcosa resta indietro. La versione originale diretta da Danny De Vito era spietata ma lucida: mostrava la stupidità feroce della coppia in rovina attraverso un umorismo nero di precisione chirurgica. La nuova pellicola, pur contando su due attori straordinari come Olivia Colman e Benedict Cumberbatch, cade invece nella trappola del gridato e del prevedibile. Mancano la cattiveria intelligente, la sensualità distorta, la capacità di far ridere dove si dovrebbe piangere. Soprattutto, risulta anacronistica la causa scatenante del conflitto attribuita ancora una volta al successo professionale della donna che “sorpassa” l’uomo: un cliché stanco, incapace di cogliere le vere fratture contemporanee. Resta però una verità semplice e crudele: nella coppia si gioca una parte essenziale della nostra vita emotiva. E quello che non sappiamo affrontare dentro di noi, lo combattiamo nell’altro. Senza pietà, e senza riuscire a liberarci davvero.































