
La riflessione di Francesco Pietropaoli sulla stretta alla movida
A intervenire nel dibattito sulla movida sulmonese è Francesco Pietropaoli, giovane di Vittorito che da anni organizza eventi e si occupa di promozione notturna, con particolare attenzione alla sostenibilità sociale. Dopo le recenti ordinanze comunali che hanno imposto nuove limitazioni, portando anche alla chiusura di alcuni locali nel centro storico, Pietropaoli invita la città a fermarsi e riflettere su ciò che sta accadendo. «Sulmona è bellissima. Ma la notte l’abbiamo spenta noi», afferma. Una frase che non riguarda solo la movida, ma l’identità stessa della città. Perché, secondo Pietropaoli, negli ultimi mesi la parola “sicurezza” è diventata il contenitore nel quale si è infilato tutto: timori, rigidità amministrative, malumori dei residenti e risposte istituzionali poco calibrate. Il risultato, dice, è una città viva solo in apparenza, mentre il suo centro ha perso ritmo, incontro, spontaneità. Il problema, infatti, non è la presenza delle forze dell’ordine: «Chi lavora per la sicurezza merita rispetto e collaborazione», sottolinea. Il punto è quando la tutela si trasforma in chiusura generalizzata, senza distinzione tra chi crea problemi e chi genera opportunità sociali. «Un evento organizzato bene non è un pericolo. È un presidio di comunità. È vita che riempie gli spazi che, se lasciati vuoti, diventano terreno fertile per ciò che davvero andrebbe temuto». Per Pietropaoli, la movida controllata non è sinonimo di caos, ma di partecipazione e responsabilità condivisa. Spegnerla, invece, significa lasciare il campo alla rassegnazione. «Non si può volere una città giovane e poi lamentarsi se fa rumore. Non si può chiedere ai ragazzi di restare e poi impedirgli di esistere in piazza. Sulmona non è una città pericolosa: è una città che ha smesso di crederci». La richiesta è chiara: serve una strategia che non si limiti a vietare, ma che organizzi, ascolti e programmi. Un patto tra amministrazione, residenti, locali e giovani, per riallineare diritti e doveri. Perché la bellezza di Sulmona, da sola, non basta. «La città merita di tornare ad accendersi. La notte non è un nemico. Lo diventa solo quando viene spenta».









