
Trecentoquarantanove firme raccolte in pochi giorni, rimaste in attesa per mesi a causa del commissariamento del Comune, e ora finalmente depositate. L’associazione Bicincontriamoci Sulmona, insieme al Comitato di Quartiere Sulmona Est e al Comitato Morrone, ha protocollato il 9 dicembre una petizione che chiede con forza un intervento urgente su via dei Cappuccini, nel tratto che va dalla statale 17 al bivio per Marane. Non è una protesta improvvisata, né una richiesta generica. È la fotografia di una situazione che da anni viene segnalata e che, secondo i firmatari, è diventata ormai insostenibile. Un tratto di strada molto frequentato, dove convivono residenti, ciclisti, pedoni, runner e mezzi pesanti, senza che esistano condizioni minime di sicurezza. I problemi indicati nella petizione sono chiari. Da un lato, il passaggio continuo di auto e camion a velocità sostenuta, diretti e provenienti dalla zona di Noce Mattei, già dalle prime ore del mattino. Dall’altro, l’assenza totale di marciapiedi: chi vive lungo quella strada o la percorre a piedi è costretto a camminare sull’asfalto, esposto al traffico. A questo si aggiunge una criticità che i promotori della petizione avevano già segnalato anni fa. La pista ciclopedonale prevista in quel tratto, spiegano, non rispetta i requisiti di sicurezza: è troppo stretta, con una larghezza massima di un metro e mezzo, ed è monodirezionale. Una soluzione che, invece di risolvere il problema, rischia di creare nuovi pericoli. Per questo la richiesta rivolta all’amministrazione comunale è precisa. Ridurre la velocità con misure concrete, come il limite dei 30 chilometri orari, rallentatori o sistemi di controllo. Trasformare la ciclopedonale prevista in un vero marciapiede, che permetta a pedoni e runner di muoversi in sicurezza. E intervenire sulla rotatoria della statale 17, dotandola finalmente di attraversamenti protetti per pedoni e ciclisti, mai realizzati nonostante fossero necessari fin dall’inizio. C’è anche un altro elemento che pesa nella richiesta: le risorse già spese. Secondo i promotori, senza un intervento correttivo si rischia di vanificare circa 300mila euro di lavori, lasciando un’opera incompleta e destinata al degrado. È vero, riconoscono, che le autorizzazioni risalgono alle precedenti amministrazioni. Ma oggi la responsabilità è di chi governa, e rimandare non è più possibile. Al di là della risposta che arriverà dal Comune, l’associazione sottolinea il valore stesso della petizione. Portare alla luce una situazione dimenticata, messa da parte per anni con la giustificazione della mancanza di fondi, significa ridare voce a cittadini che ogni giorno convivono con un rischio reale. E ricordare che la sicurezza stradale non è un lusso, ma un diritto.































