
Kiev minaccia il 9 maggio di Mosca

8 maggio 2026 – ore 18:00 – Premessa e primo apprezzamento valutativo – Mentre la visita a Roma del capo della diplomazia americana continua, ovviamente, a riempire le pagine di politica estera, sulle crescenti tensioni tra Ucraina e Russia viene lasciato poco spazio, malgrado dal Cremlino siano stati lanciati chiari segnali di massima allerta all’interno dell’intera Federazione, in vista delle celebrazioni del “Giorno della Vittoria” che, come ogni anno, si svolgono il 9 maggio in tutta la Russia e, in particolare, a Mosca. Cercheremo di comprendere le cause di questo ulteriore innalzamento di tensione che, purtroppo, sta seriamente preoccupando tutte le cancellerie occidentali. Merita precisare che i discorsi ufficiali, come ben sappiamo, non sono mai improvvisati, a maggior ragione se devono essere pronunciati da Capi di Stato e/o da Ministri degli Esteri. Vengono sempre preparati da adeguati staff, discussi, corretti molte volte e aggiornati fino all’ultimo istante perché, ovviamente, a determinati livelli internazionali non è concesso “sbagliare” in buona fede. Pertanto, vi invito a leggere con estrema attenzione sia la “disinvoltura” del famoso guitto narcisista di Kiev, perché ogni espressione citata nei tre discorsi è cercata, voluta e ripetuta più volte in pochi giorni, sia la, inevitabilmente dura, direi sferzante, risposta russa, quest’ultima affidata prima al ministro della Difesa e successivamente al ministero degli Esteri di Mosca.
Amaramente devo affermare che ciò che vi propongo oggi è la fotografia di un mondo sempre più sfilacciato, incomprensibile e irriconoscibile, dove anche le elementari regole della diplomazia internazionale vengono impunemente calpestate; speriamo unicamente per colpire l’orgoglio dell’opinione pubblica.
Tra le pieghe delle espressioni che leggerete emerge chiaramente che stiamo trattando un conflitto all’interno dello spazio ex sovietico, una sorta di guerra civile 2.0, in un clima nel quale, secondo numerosi analisti anche americani, la cd disintermediazione appare dominare la scena.
Un giorno, quando questo assurdo massacro finirà, qualcuno ci spiegherà il perché di tutto questo scempio.
Vorremmo sapere chi, ammesso che esista, abbia concorso, ben prima del 2014, all’avvio e alla realizzazione di un progetto tale da stravolgere gli equilibri europei, allo scopo non solo di colpire la Russia usando l’Ucraina, ma anche tutte le economie europee, nessuna esclusa, a partire necessariamente dalla “insubordinata” locomotiva tedesca.
La teoria del caos da applicare ovunque, urla qualcuno; l’attacco sistematico alle fonti energetiche primarie, affermano altri; la necessità di eliminare dalla competizione l’orso russo che stava cercando di riprendersi la scena, dichiarano altri ancora.
E molto, molto di più!
In realtà, al momento guardiamo la guerra come se parlassimo di lontani film, dimenticandoci il rischio globale che comporta e che la distanza tra Trieste e Kiev è inferiore ai duemila chilometri: solo circa due ore di aereo!
4 maggio 2026: Discorso del Presidente dell’Ucraina ai partecipanti alla sessione plenaria inaugurale dell’VIII Vertice della Comunità Politica Europea
Zelensky, invitato a partecipare in Armenia al forum internazionale che ha visto la presenza dei leader europei, oltre a chiedere continuamente nuovi aiuti, ha voluto esprimere alcune valutazioni sulla Russia, ritenute diplomaticamente gravi da parte di Mosca, dichiarando, in un breve discorso, testualmente che:
“Le sfide sono chiare. Assolutamente. Innanzitutto, lo vediamo tutti: la guerra in Iran è ancora irrisolta e potrebbe causare instabilità per lungo tempo. Potrebbe far aumentare il costo della vita in tutti i nostri Paesi quest’anno e portare a importanti cambiamenti politici.
Innanzitutto, la nostra cooperazione in materia di energia e sicurezza deve essere una vera cooperazione. Dobbiamo aiutarci a vicenda a prepararci per l’inverno e ad affrontare le sfide energetiche. Dobbiamo inoltre impegnarci per una soluzione a lungo termine per lo Stretto di Hormuz e per il popolo iraniano.
In secondo luogo, la guerra della Russia contro l’Ucraina e l’Europa continua con la stessa intensità di prima. Quest’estate sarà il momento in cui Putin deciderà cosa fare: estendere la guerra o passare alla diplomazia. E noi dobbiamo spingerlo verso la diplomazia. La Russia ha annunciato una parata a Mosca il 9 maggio senza equipaggiamento militare. Se ciò accadrà, sarà la prima volta in molti, molti anni. Non possono permettersi l’equipaggiamento militare e temono che droni possano sorvolare la Piazza Rossa.
Questo è significativo. Dimostra che ora non sono forti.
Quindi dobbiamo continuare a esercitare pressione su di loro attraverso le sanzioni. E vi ringrazio per il ventesimo pacchetto di sanzioni – ringrazio tutti i leader, l’UE, António, Ursula, grazie mille – e soprattutto per le sanzioni contro il petrolio russo, l’industria militare e le banche russe. Dobbiamo continuare questa pressione. Dobbiamo spingere la Russia verso la diplomazia. Vi prego di opporvi a qualsiasi idea di allentamento delle sanzioni: questo è importante. E ringrazio anche coloro che stanno combattendo contro la flotta petrolifera ombra russa.
Terzo. Finché questa guerra continuerà, il forte sostegno all’Ucraina dovrà proseguire. Ogni pacchetto di aiuti è importante, soprattutto quello per la difesa aerea. Ogni contributo al programma PURL è importante. E abbiamo bisogno di nuovi pacchetti PURL quest’anno, entro maggio. Questo ci aiuta a difenderci dalle minacce balistiche.
Credo che l’Europa debba essere in grado di produrre autonomamente tutto il necessario per difendersi da qualsiasi minaccia, dagli attacchi balistici a tutte le altre armi. Noi offriamo un contributo alla difesa europea con i nostri accordi sui droni. Questi accordi uniscono i Paesi. Abbiamo bisogno di una forte protezione in tutta Europa, dai droni e da tutti i potenziali attacchi in aria, in mare e sulla terraferma. Gli accordi sui droni significano lavoro congiunto, produzione congiunta, protezione condivisa. Andiamo avanti su questa strada.
E un’ultima cosa. Dobbiamo concentrarci su cosa faremo se la Russia non porrà fine a questa guerra. Abbiamo bisogno di una pressione continua e abbiamo bisogno della pace. E naturalmente, cosa fondamentale, dobbiamo trovare un formato diplomatico praticabile. L’Europa deve essere presente a qualsiasi negoziato. Siamo in contatto con gli Stati Uniti e comprendiamo i loro punti di vista e le loro posizioni. Ma sarebbe opportuno sviluppare una voce europea comune per i colloqui con i russi. Grazie”.
6 maggio 2026: Discorso del Presidente Zelensky alla nazione
Nel consueto discorso serale alla nazione, Zelensky afferma, tra molto altro, testualmente che:
“E un ultimo punto, il più importante per oggi. Voglio ringraziare ogni Stato e ogni leader che ha sostenuto l’Ucraina e la nostra proposta – quella che abbiamo presentato alla Russia – per un cessate il fuoco completo. Sulla base degli sviluppi odierni, vediamo che la Russia ha risposto alla nostra proposta di cessate il fuoco solo con nuovi attacchi e nuove offensive. Per tutta la giornata, quasi ogni ora, sono giunte segnalazioni di attacchi da diverse regioni dell’Ucraina: Donetsk, Kharkiv, Dnipro, Sumy, Chernihiv, Zaporizhzhia e Kherson. La Russia non ha interrotto alcuna forma di attività militare. Purtroppo non l’ha fatto. L’Ucraina agirà di conseguenza. A seconda della situazione durante la notte e domani, determineremo anche le nostre risposte, pienamente giustificate.
La Russia ha ricevuto da noi una chiara proposta di silenzio e diplomazia e sa come contattare l’Ucraina o i nostri partner per coordinare i dettagli.
Se a Mosca quella persona che non può vivere senza la guerra si preoccupa solo di una parata e di nient’altro, allora è un altro discorso. L’Ucraina è pronta a lavorare per la pace. L’Ucraina vuole porre fine a questa guerra con dignità. La Russia ha combattuto fino al punto che persino la sua parata principale ora dipende da noi. E questo è un segnale chiaro: basta.
Ringrazio tutti coloro che sono al fianco dell’Ucraina!”
7 maggio 2026: Discorso del Presidente Zelensky alla nazione
Zelensky, il 7 maggio u.s., decide di rivolgersi nuovamente alla popolazione con un breve discorso nel quale inserisce volutamente ancora alcune frasi decisamente sibilline, ritenute estremamente gravi da parte di Mosca.
“Vi auguro buona salute, cari ucraini!
Brevemente, riguardo alla giornata di oggi. Innanzitutto, ringrazio i nostri soldati: le Forze Speciali e le altre componenti della nostra difesa. Le nostre azioni a lungo raggio stanno dando risultati. In particolare, nella regione del Mar Caspio, abbiamo colpito una nave russa in grado di lanciare missili Kalibr. C’è stato anche un attacco nella regione di Perm contro un impianto petrolifero, a oltre 1.500 chilometri dal nostro confine di Stato. Secondo la nostra intelligence, i risultati delle nostre risposte nel settore di Bryansk, a Tuapse e contro alcuni impianti petroliferi russi sono stati soddisfacenti.
L’Ucraina ha proposto un cessate il fuoco alla Russia – e non è certo la prima proposta di questo tipo da parte dell’Ucraina – questa volta chiedendo un cessate il fuoco a partire dal 6 maggio.
L’Ucraina era pronta a garantire il silenzio assoluto. Ma, in risposta a questa nostra proposta di pace, ci sono stati solo nuovi attacchi russi e nuove minacce da parte della Russia.
Vogliono il permesso dell’Ucraina per organizzare la loro parata, così da poter scendere in piazza in tutta sicurezza per un’ora una volta all’anno, e poi tornare a uccidere la nostra gente e a fare la guerra. Una logica strana e certamente contorta da parte della leadership russa. Ci sono anche messaggi da alcuni Stati vicini alla Russia che indicano l’intenzione dei loro rappresentanti di recarsi a Mosca.
Un desiderio bizzarro in un momento come questo.
Non lo consigliamo.
Solo in questa giornata, i russi hanno colpito lungo tutto il perimetro della nostra linea di difesa statale, dalla regione di Chernihiv a quella di Mykolaiv. Ci sono stati attacchi contro treni, senza alcuno scopo militare. I russi hanno anche colpito ripetutamente impianti energetici ed edifici residenziali. La posizione dell’Ucraina è quanto mai trasparente e onesta: l’Ucraina risponderà per le rime.”
Testi completi dei tre interventi di Zelensky in annesso
Discorso del 4 maggio 2026 – Presidenza ucraina
Discorso del 6 maggio 2026 – Presidenza ucraina
Discorso del 7 maggio 2026 – Presidenza ucraina
6 maggio: la stampa russa riporta la risposta del ministro della Difesa e della portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova
In estrema sintesi si afferma che:
“Mosca ha invitato i Paesi stranieri a evacuare in anticipo i propri diplomatici da Kiev nel caso in cui l’Ucraina tentasse di interrompere le celebrazioni del 9 maggio a Mosca”, ha dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.
La diplomatica ha affermato che il 4 maggio 2026 il Ministero della Difesa ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in relazione alle minacce del regime di Kiev di colpire Mosca in un giorno festivo sacro per tutti i russi: il Giorno della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica.
“Il Ministero degli Esteri russo esorta le autorità del vostro Paese e la dirigenza della vostra organizzazione ad assumere questa dichiarazione con la massima responsabilità e a garantire una rapida evacuazione del personale diplomatico e di altra provenienza, nonché dei cittadini, da Kiev, data l’inevitabilità di una rappresaglia delle Forze Armate della Federazione Russa contro Kiev, compresi i centri decisionali, qualora il regime di Kiev mettesse in atto i suoi piani terroristici criminali durante le celebrazioni della Grande Vittoria.”
7 maggio 2026: Conferenza stampa della portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova
Nella consueta lunga conferenza stampa, Maria Zakharova ha voluto dedicare ampio spazio alla crisi ucraina.
In estrema sintesi, la diplomatica ha richiamato l’attenzione sulla cronologia degli ultimi eventi, affermando che:
“Il 4 maggio 2026, durante il vertice della Comunità Politica Europea a Yerevan, il leader del regime di Kiev, Zelensky, ha rilasciato dichiarazioni aggressive e minacciose sulla sua intenzione di interrompere la sacra festività del Giorno della Vittoria a Mosca con atti terroristici. Erano presenti rappresentanti di numerosi Paesi della UE. Nessuno di loro ha rimproverato il leader del regime di Kiev. Lo stesso giorno, il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha emesso un avvertimento in risposta alle intenzioni aggressive di Zelensky. Sottolineo che ciò è avvenuto come misura di ritorsione.
Se i Paesi della UE pensano di poter mettere a tacere le minacce espresse pubblicamente, per così dire, e di poter nascondere sotto il tappeto le dichiarazioni aggressive di Zelensky, si sbagliano di grosso. Siamo ben consapevoli dell’atteggiamento della minoranza occidentale nei confronti del 9 maggio: distruggono sistematicamente il patrimonio commemorativo sovietico, riesumano le ceneri dei soldati sovietici, riscrivono e distorcono la storia. Sono loro che, armando l’Ucraina, si rendono complici dei piani criminali del regime di Kiev. In questo caso, l’istinto di autoconservazione non deve venir meno. Non stiamo parlando in un’ottica di aggressione, ma in un’ottica di inevitabile risposta all’aggressione. È così che vanno interpretate la dichiarazione del Ministero della Difesa della Federazione Russa del 4 maggio e le nostre prossime mosse. Non c’è assolutamente bisogno di insabbiare la questione. Va presa molto, molto seriamente.”
Il Ministero della Difesa russo ha annunciato una tregua per l’8 e il 9 maggio, in onore della celebrazione della Vittoria del popolo sovietico nella Grande Guerra Patriottica. Secondo il ministero, la Russia si aspetta che l’Ucraina segua il suo esempio ma, nel caso in cui il regime di Kiev tentasse di colpire Mosca il 9 maggio per interrompere le celebrazioni, le truppe russe lanceranno un massiccio attacco di rappresaglia sul centro di Kiev.
La Russia, nonostante le capacità disponibili, si era astenuta in precedenza da tali attacchi per ragioni umanitarie, ha affermato il Ministero della Difesa. Il ministero ha aggiunto che l’esercito russo adotterà tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza degli eventi festivi.
Tra pochi giorni celebreremo il Giorno della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica, probabilmente la festa nazionale più importante del Paese. Il 9 maggio ricorre l’81° anniversario della sconfitta della Germania nazista. Questa giornata celebra la vita trionfante, la libertà e l’indipendenza di tutti i popoli dello spazio post-sovietico, e non solo, poiché si trattò di una guerra mondiale. L’unità ci ha permesso di superare allora le difficoltà e ci consente di affrontare le prove e le sfide di oggi. Simbolicamente, il Presidente Putin ha proclamato il 2026 Anno dell’Unità dei Popoli della Russia.
Il costo della nostra vittoria comune – 27 milioni di vite dei nostri compatrioti, rappresentanti di tutti i popoli e le repubbliche dell’Unione Sovietica, morti difendendo la nostra comune Patria con le armi in pugno: soldati, partigiani e combattenti della resistenza – è ancora incommensurabile. Ventisette milioni di vite perdute. Coloro che sono morti in prigionia, nei ghetti, ridotti in schiavitù, morti di fame o vittime di altri atti di genocidio. Li ricordiamo tutti. E manterremo vivo il loro ricordo…
Passiamo ora ad esaminare l’agenda internazionale attuale, iniziando, naturalmente, dalla situazione relativa all’Ucraina.
È direttamente collegata al Giorno della Vittoria del 9 maggio. Il motivo è chiaro: ciò che è stato fatto all’Ucraina e al suo popolo nel corso degli anni può essere descritto in termini semplici ma profondamente inquietanti. Sono stati usati come strumento in quello che lo stesso Occidente ha definito un tentativo di “cancellare” il nostro Paese, la nostra cultura e la nostra storia. Noi restiamo i custodi della memoria storica, indissolubilmente legata agli eventi della Seconda Guerra Mondiale e al più ampio contesto storico delle lotte contro l’imperialismo, la tratta degli schiavi, il nazismo e il fascismo. Ci rifiutiamo di rimanere a guardare mentre il mondo viene rimodellato per servire gli interessi di coloro che, per secoli, hanno cercato di dominarlo. Continuiamo a resistere e a preservare la memoria storica. Ecco perché ci siamo trovati ad affrontare una sfida così seria. Tragicamente, l’Ucraina e il suo popolo sono diventati uno strumento in questo processo, nonostante i loro antenati abbiano superato le difficoltà della Grande Guerra Patriottica e della Seconda Guerra Mondiale. Quella nazione è stata cinicamente ingannata da diverse figure politiche imposte dall’alto, figure corrotte e corruttrici.
Secondo una dichiarazione rilasciata dal Ministero della Difesa russo il 4 maggio, è stato annunciato un cessate il fuoco per l’8 e il 9 maggio 2026, per decisione del Comandante in capo delle Forze armate della Federazione Russa, Vladimir Putin, in onore dell’anniversario della vittoria del popolo sovietico nella Grande Guerra Patriottica.
Questa iniziativa è stata attivamente appoggiata dal presidente statunitense Donald Trump durante una conversazione telefonica con il presidente Putin il 29 aprile e ha scatenato una reazione nervosa e isterica in via Bankovaya. Vladimir Zelensky ha goffamente tentato di minimizzarne l’importanza e, in seguito, ha alluso alla possibilità di attacchi con droni contro la parata del Giorno della Vittoria in Piazza Rossa. Era letteralmente inorridito all’idea di organizzare eventi commemorativi a Mosca per celebrare la sconfitta del nazismo.
Evidentemente, la forte atmosfera russofoba che regnava al vertice della Comunità Politica Europea a Yerevan il 4 maggio, a cui ha partecipato su invito della controparte armena, ha avuto un grande impatto su di lui, tanto che ha sfruttato la tribuna del vertice per esprimere minacce di stampo terroristico e nazista.
Le dichiarazioni di Vladimir Zelensky hanno dimostrato un totale disprezzo per la memoria di milioni di persone uccise e torturate a morte durante la Grande Guerra Patriottica, coloro che hanno dato la vita nella lotta contro il nazismo. Ha chiarito di non curarsi affatto della storia della sua famiglia, di suo nonno. In realtà, lo aveva già chiarito da tempo, anche se c’è ancora chi si rifiuta di vederlo. La sua indifferenza si estende a ucraini, russi, bielorussi, ebrei, armeni, azeri, georgiani, kazaki, kirghizi, moldavi, uzbeki, tagiki, turkmeni e molte altre nazioni dell’ex Unione Sovietica. Tra loro, in questo “Reggimento Immortale”, c’è proprio suo nonno, un soldato in prima linea e insignito di due Ordini della Stella Rossa, la stessa Stella Rossa che Vladimir Zelensky e tutta la cricca di via Bankovaya stanno ora cercando di abbattere dai monumenti e dai memoriali dedicati ai soldati sovietici, con i quali suo nonno, Semyon Zelensky, ha combattuto fianco a fianco. Dopo aver vinto le elezioni presidenziali ucraine sette anni fa, Vladimir Zelensky depose pubblicamente dei fiori sulla tomba del nonno il 9 maggio 2019, dichiarando davanti alle telecamere che il Giorno della Vittoria era una festa sacra. Eppure oggi si fa beffe apertamente proprio delle persone a cui deve tutto, soprattutto la vita e la libertà.
Forse qualcuno è rimasto sorpreso, non lo so. Ma chi segue da vicino la situazione e comprende gli obiettivi dell’Occidente non si è certo stupito che nessuno degli ospiti del suddetto “vertice” abbia condannato o espresso indignazione per le blasfeme affermazioni di Vladimir Zelensky, il cui intero atteggiamento trasudava odio e disprezzo per la Grande Vittoria sul nazismo. Queste cosiddette figure “civilizzate” hanno tacitamente avallato tutto, proprio come nella famosa storia del ragazzo ribelle. Anzi, lo hanno incoraggiato, promettendogli ancora più “marmellata e biscotti”, più armi, più soldi, a patto che Vladimir Zelensky continuasse ad aiutarli a cancellare la memoria storica della Grande Vittoria. Hanno ascoltato ogni parola. Non si sono limitati a tacere o a distogliere lo sguardo, ma hanno reagito con compiaciuta soddisfazione. Ai loro occhi, il loro protetto aveva fatto esattamente ciò che ci si aspettava da lui. E anche gli altri partecipanti a quell’incontro – i cui antenati hanno combattuto contro i nazisti e hanno subito i loro crimini nell’Europa occupata e nei campi di concentramento – hanno scelto di rimanere in silenzio.
In seguito all’annuncio del Ministero della Difesa russo, che si è dichiarato pronto a reprimere con fermezza qualsiasi provocazione armata da parte del regime di Kiev, Vladimir Zelensky si è affrettato ad annunciare un “cessate il fuoco” nella notte tra il 5 e il 6 maggio. Non c’è dubbio che questa mossa sia stata dettata non solo dal desiderio di distrarre l’opinione pubblica dal “regime di silenzio” dichiarato dalla Russia per il Giorno della Vittoria, l’8 e il 9 maggio, ma anche dalla situazione davvero drammatica in cui versano le forze ucraine al fronte. Il regime di Kiev ha disperatamente bisogno di una tregua per riorganizzarsi e prepararsi a nuove operazioni militari e attacchi terroristici.
Non ci siamo mai illusi sulla capacità di negoziazione del regime di Kiev. Ancora una volta, le parole di Zelensky non sono corrisposte ai fatti. Come potete vedere, nessun soldato ucraino aveva la minima intenzione di rispettare il cosiddetto cessate il fuoco da lui annunciato.
È evidente da tempo che Zelensky non desidera la pace. Per quanto ne sappiamo, non ha mai emesso alcun ordine di cessate il fuoco. Si tratta solo di una sanguinosa operazione di pubbliche relazioni. Abbiamo visto più volte come la Bankovaya violi spudoratamente e ripetutamente i cessate il fuoco da essa stessa dichiarati…
Vorrei inoltre sottolineare che le Forze Armate russe continueranno a reprimere con fermezza qualsiasi provocazione armata da parte del regime di Kiev. Raccomandiamo di prestare particolare attenzione alla dichiarazione del Ministero della Difesa russo del 4 maggio relativa al cessate il fuoco del Giorno della Vittoria e alle conseguenze per Kiev in caso di violazione.
Vorrei inoltre sottolineare i commenti e i materiali pubblicati ieri sul sito web del Ministero degli Esteri, i quali riferiscono che abbiamo informato le ambasciate e gli uffici delle organizzazioni internazionali accreditati presso il Ministero degli Esteri russo in merito alle misure che adotteremo qualora Zelensky desse seguito alle sue minacce. I Paesi stranieri sono stati informati anche tramite le nostre missioni diplomatiche e le missioni permanenti presso le organizzazioni internazionali. Invitiamo i cittadini ucraini e il corpo diplomatico straniero a prendere seriamente sia la raccomandazione del Ministero della Difesa russo di lasciare Kiev immediatamente, poiché la città potrebbe essere oggetto di un massiccio attacco missilistico di rappresaglia qualora il regime di Kiev tentasse di attuare i suoi piani criminali per interrompere le celebrazioni dell’81° anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica, sia i materiali pubblicati sul sito web del Ministero degli Esteri.
Il regime neonazista di Kiev continua a sfogare le proprie frustrazioni sul campo di battaglia contro i civili e le infrastrutture civili, cercando al contempo di estendere la portata geografica dei suoi attacchi.
Analizziamo i fatti. Nell’ultima settimana, circa 200 civili sono stati colpiti da colpi di artiglieria e attacchi di droni condotti da neonazisti ucraini: 166 persone, tra cui 8 bambini, sono rimaste ferite e 34 persone, tra cui due bambini, sono state uccise.
Alla luce della proroga della legge marziale fino al 2 agosto di quest’anno, il regime di Kiev prevede di intensificare a breve la già brutale mobilitazione forzata. Secondo il deputato della Verkhovnaya Rada Alexander Fediyenko, il Ministero della Difesa ucraino ha iniziato a revocare le esenzioni al servizio militare per circa 250.000 “studenti a tempo indeterminato” di età superiore ai 25 anni, con la motivazione che avrebbero utilizzato le università per eludere la leva…
I fatti sopra esposti sottolineano l’importanza di denazificare e smilitarizzare l’Ucraina e neutralizzare le minacce provenienti dal suo territorio. Tutti questi obiettivi saranno raggiunti.
Conclusione
“Gli dei lo condannarono a una vita senza amore. Lui si innamorò del proprio riflesso in uno specchio d’acqua e morì solo”. Dal mito di Narciso, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi, deriva il termine utilizzato in psichiatria e psicologia per indicare il disturbo narcisistico di personalità.
Oggi ne vediamo decisamente troppi ai vertici!
Gli esperti di settore affermano che il disturbo narcisistico di personalità si manifesta con idee di grandiosità, costante bisogno di ammirazione e di controllo, mancanza di empatia, disprezzo e svalutazione per l’altro, da cui deriva la convinzione che le proprie esigenze vengano prima di ogni altra cosa. Le persone narcisiste credono che il loro modo di vedere le cose sia l’unico universalmente giusto e hanno una fiducia smisurata nelle proprie capacità. Le caratteristiche e gli atteggiamenti dominanti del paziente narcisista sono di difesa da potenziali ferite al proprio ego, paura delle critiche e insicurezza, a cui reagisce con senso di superiorità, arroganza e disprezzo, non prendendosi quasi mai la responsabilità delle proprie azioni (sottotipo overt), o sentendosi inferiore, vulnerabile alle critiche e spaventato dal confronto (sottotipo covert). Talvolta le due facce coesistono.
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani



































