
Xi detta le regole, Trump rincorre: il nuovo equilibrio globale passa da Pechino

15 maggio 2026 – ore 18:00 – Premessa e primo apprezzamento valutativo – Il presidente americano era arrivato a Pechino auspicando, forse, di poter chiudere questo storico incontro da leader della prima superpotenza globale. Tuttavia, se dobbiamo individuare un possibile vincitore di questo vertice storico, questo è Xi Jinping. Mentre a Washington, anche in queste ore, si studiano e si analizzano freneticamente possibili linee d’azione per individuare un’onorevole exit strategy dalla crisi iraniana, Pechino sembra essere riuscita sapientemente a utilizzare anche la crisi di Teheranper sviluppare un abile gioco di potere, anche mediatico. Washington, trascinandosi l’immagine ondivaga del suo presidente, è sembrata voler cercare a Pechino un sostegno alla soluzione della crisi di Hormuz e, contemporaneamente, offrire alla Cina “amicizia” e la possibilità di incentivare accordi e scambi commerciali. Pechino, invece, malgrado la sua situazione interna non sia assolutamente florida, offrendo al mondo un’immagine di stile attraverso un’impeccabile organizzazione e un cerimoniale imponente ma non sfarzoso, ha trasmesso un’immagine di stabilità, credibilità e profonda autorevolezza.
Al di là della situazione diplomatica, tralasciando gli aspetti militari e i possibili nuovi equilibri geopolitici globali in fieri, la Cina, sul nodo Taiwan ed evocando la “trappola di Tucidide”, ha fatto esplicitamente capire agli Stati Uniti che un irrigidimento delle posizioni potrebbe determinare, in futuro, uno scontro estremamente pericoloso.
Pertanto, come affermano diverse testate internazionali, malgrado il tema “partner, non avversari”sia stato il leitmotiv dei colloqui tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, le velate minacce cinesi su Taiwan, unite alla posizione indebolita di Trump in patria, hanno offuscato l’apparente spirito di cooperazione del vertice.
Tuttavia, come affermano Politico e gran parte della stampa americana, l’invito formulato dal presidente Trump al leader cinese Xi Jinping e a sua moglie, Peng Liyuan, a visitare la Casa Biancail 24 settembre p.v. sembra evidenziare che tra i due leader i rapporti personali siano realmente cordiali e positivi.
Reazione dei media americani
La CNN, nel riportare la cronaca del summit, ha sottolineato che gli incontri avevano consentito la soluzione di “molti problemi diversi”, ma che non erano stati annunciati accordi sostanziali sulle questioni chiave che continuano a influenzare la profonda rivalità esistente tra USA e Cina.
In particolare, la testata americana ha voluto soffermarsi sulle dichiarazioni espresse dal segretario di Stato Marco Rubio, il quale, sulla questione Taiwan, ha riferito che la politica statunitense “rimaneva invariata” e che una gestione inadeguata potrebbe creare una “situazione estremamente pericolosa”.
Politico, estremamente sottile nel riportare l’esito dello storico summit, ha voluto evidenziare che, lontano dalle telecamere, i colloqui tra le due delegazioni si erano fatti più tesi e rigidi, con Taiwanemersa quale punto critico cruciale. Funzionari cinesi, ha affermato sempre Politico, hanno dichiarato che Xi “aveva sottolineato al presidente Trump che la questione di Taiwan rappresentava la questione più importante nelle relazioni sino-americane”, mentre un funzionario della Casa Bianca avrebbe volutamente omesso di menzionare Taiwan in una dichiarazione ai media.
Dichiarazione ufficiale cinese
Dal sito del Ministero degli Affari Esteri cinese leggiamo:
“La mattina del 14 maggio, il presidente Xi Jinping ha avuto un colloquio con il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump, in visita di Stato in Cina, presso la Grande Sala del Popolo a Pechino. Il presidente Xi ha osservato che una trasformazione senza precedenti da un secolo sta accelerando in tutto il mondo e che la situazione internazionale è fluida e turbolenta. Riusciranno la Cina e gli Stati Uniti a superare la trappola di Tucidide e a creare un nuovo paradigma per le relazioni tra le grandi potenze? Riusciremo ad affrontare insieme le sfide globali e a garantire maggiore stabilità al mondo? Riusciremo a costruire insieme un futuro radioso per le nostre relazioni bilaterali, nell’interesse del benessere dei due popoli e del futuro dell’umanità?
Queste sono le domande cruciali per la storia, per il mondo e per i popoli. Sono le domande del nostro tempo, alle quali i leader delle grandi potenze devono rispondere insieme. Sono pronto a collaborare con il presidente Trump per tracciare la rotta e guidare la grande nave delle relazioni sino-americane, affinché il 2026 diventi un anno storico, un punto di svolta che apra un nuovo capitolo nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti.
Il presidente Xi ha sottolineato che la Cina è impegnata in uno sviluppo stabile, solido e sostenibile delle relazioni sino-americane. Ho condiviso con il presidente Trump una nuova visione per la costruzione di una relazione sino-americana costruttiva e di stabilità strategica. Questa visione fornirà una guida strategica per le relazioni sino-americane nei prossimi tre anni e oltre, e sarà ben accolta dai popoli di entrambi i Paesi e dalla comunità internazionale.
Per “stabilità strategica costruttiva” si intende una stabilità positiva basata sulla cooperazione, una sana stabilità con una competizione entro limiti appropriati, una stabilità costante con divergenze gestibili e una stabilità duratura con una pace auspicabile. Costruire una relazione sino-americana costruttiva e di stabilità strategica non è uno slogan, ma significa agire nella stessa direzione.
Il presidente Xi ha osservato che i legami economici e commerciali tra Cina e Stati Uniti sono reciprocamente vantaggiosi e di natura favorevole per entrambe le parti. Laddove sussistano disaccordi e attriti, la consultazione paritaria è l’unica scelta giusta. Ieri, i nostri team economici e commerciali hanno prodotto risultati generalmente equilibrati e positivi. Questa è una buona notizia per i popoli dei due Paesi e per il mondo intero.
Le due parti dovrebbero sostenere congiuntamente lo slancio positivo che abbiamo faticosamente creato. La Cina non farà altro che aprire ulteriormente le sue porte. Le imprese statunitensi sono profondamente coinvolte nelle riforme e nell’apertura della Cina. La Cina accoglie con favore una maggiore cooperazione reciprocamente vantaggiosa da parte degli Stati Uniti.”
Il presidente Xi Jinping ha sottolineato che le due parti dovrebbero attuare gli importanti accordi raggiunti e sfruttare al meglio i canali di comunicazione in ambito politico, diplomatico e militare. I due Paesi dovrebbero ampliare gli scambi e la cooperazione in settori quali economia e commercio, sanità, agricoltura, turismo, rapporti tra i popoli e applicazione della legge.
Il presidente Xi ha sottolineato che la questione di Taiwan rappresenta il tema più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti. Se gestita correttamente, garantirà una stabilità complessiva alle relazioni bilaterali. In caso contrario, i due Paesi potrebbero scontrarsi e persino entrare in conflitto, mettendo a grave rischio l’intero rapporto. “L’indipendenza di Taiwan” e la pace nello Stretto di Taiwan sono inconciliabili come il fuoco e l’acqua. La salvaguardia della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan rappresenta il principale denominatore comune tra Cina e Stati Uniti. Gli Stati Uniti devono pertanto esercitare la massima cautela nella gestione della questione di Taiwan.”
Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese
Dichiarazione ufficiale statunitense
Dal sito della Casa Bianca leggiamo che:
“Il presidente Trump ha avuto un incontro positivo con il presidente cinese Xi Jinping. Le due parti hanno discusso le modalità per rafforzare la cooperazione economica tra i due Paesi, tra cui l’ampliamento dell’accesso al mercato cinese per le imprese americane e l’incremento degli investimenti cinesi nelle nostre industrie. I vertici di molte delle più grandi aziende statunitensi hanno partecipato a una parte dell’incontro.
I presidenti hanno inoltre sottolineato la necessità di consolidare i progressi compiuti per porre fine al flusso di precursori del fentanil verso gli Stati Uniti, nonché di incrementare gli acquisti cinesi di prodotti agricoli americani.
Le due parti hanno concordato che lo Stretto di Hormuz debba rimanere aperto per garantire il libero flusso di energia. Il presidente Xi ha inoltre ribadito l’opposizione della Cina alla militarizzazione dello Stretto e a qualsiasi tentativo di imporre un pedaggio per il suo utilizzo, esprimendo interesse ad acquistare maggiori quantità di petrolio americano per ridurre, in futuro, la dipendenza della Cina dallo Stretto.
Entrambi i Paesi hanno convenuto che l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari.”
Conclusione
Per comprendere l’espressione “trappola di Tucidide”, evocata dal presidente cinese durante i colloqui con Trump, dobbiamo ricordare che, nel suo capolavoro storiografico, Tucidide individuò la causa profonda del conflitto tra Sparta e Atene in un preciso squilibrio di potere: la crescita della potenza di Atene e l’inevitabile timore che questa generò in Sparta, l’egemone tradizionale.
Nel 2012, il politologo di Harvard Graham Allison ha coniato l’espressione “Trappola di Tucidide” per codificare questa dinamica, riferendosi al modo in cui, storicamente, le tensioni tra una potenza emergente e una potenza dominante abbiano spesso condotto a una guerra.
In tale contesto di tensioni, il pontefice Leone XIV, nel suo recente discorso pronunciato presso Sapienza Università di Roma, la più antica università della Capitale, ha voluto esprimere un’ampia riflessione nella quale sono confluite le preoccupazioni per un riarmo degli Stati, ammantato da strategie di “difesa”; l’esortazione a impegnare intelligenza e audacia nella ricerca della giustizia, della pace e della custodia della Terra, scegliendo sempre la via di un uso etico delle tecnologie; l’invito ad ascoltare e a non alimentare il malessere di molti giovani attraverso distorte interpretazioni del ruolo dei maestri.
Un invito a seguirlo.
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani



































