
La Sicilia è una terra che si racconta da sola. È una lingua antica, una tavola apparecchiata, una ferita aperta e un canto. È questo lo sguardo che abita “Futti futtitinni ma non ti fari futtiri”, lo spettacolo della giovane compagnia Morfeo Company, prodotto da Nutrimenti Terrestri e vincitore del bando Strade Diverse 2024 sotto la direzione artistica di Giampiero Cicciò, con un curriculum già ricco di riconoscimenti in Italia e all’estero. Un lavoro che non parla della Sicilia: la vive, la respira e la attraversa. In scena Tommaso D’Alia e Valerio Castriziani, senza scenografie imponenti, senza orpelli: solo un tavolo, una sedia e la musica che diventa corpo, voce, memoria. L’essenziale, perché ciò che conta qui sono le storie. Quelle di famiglia, di paese, di uomini e donne che hanno visto, perso, resistito. La mafia c’è, sì, ma non come protagonista unica. È una presenza che convive col quotidiano, che entra nelle case, nelle battute tra parenti, nelle feste, nelle paure. E accanto a questo, come un contrappunto dolce, c’è Nonna Pia, c’è il nonno che scappa di casa, c’è l’arancino ancora caldo sulla nave che attraversa lo Stretto.


Il racconto corre avanti e indietro nel tempo: la strage di Capaci e il cane di un bambino, Buscetta e i pranzi della domenica, il sangue e il mare, la festa e il lutto. Perché la Sicilia non è mai una sola cosa. È contraddizione viva: terra di bellezza luminosa e ombre lunghissime. E lo spettacolo lo mostra con una tenerezza che non addolcisce, con un’ironia che non cancella il dolore, con una verità che passa attraverso il dialetto, il ritmo, i silenzi. Morfeo Company è una realtà under 30 che negli ultimi anni ha saputo costruire un linguaggio personale, fatto di materia calda, popolare e insieme capace di elevarsi. Dopo la tournée di “Mezzasala – il buio dietro le quinte”, questo nuovo lavoro conferma la loro capacità di toccare corde intime e collettive, rimettendo al centro il teatro come luogo di memoria e di presenza. «Chiudi gli occhi – sussurra lo spettacolo – e dai il primo morso». Come fosse un arancino, come fosse la Sicilia stessa: piena, intensa, che resta tra le mani. Forse un po’ troppo calda, forse un po’ troppo grande da contenere, ma impossibile da dimenticare.









