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Con una nota il Wwf Abruzzo interviene nel dibattito sulla mancanza della neve sulle montagne abruzzesi e su proposte di ridimensionamento di aree protette: “Le proposte di riduzione di aree protette e utilizzo di cannoni sparaneve per aiutare le stazioni sciistiche in crisi, significa solo buttare soldi e non risolvere i problemi. Si deve riconvertire il settore, ampliare l’offerta per un turismo naturalistico e non investire più fondi pubblici in operazioni senza futuro. Per l’innevamento di base di una pista di 1 ettaro, occorrono almeno un milione di litri d’acqua, mentre gli innevamenti successivi richiedono, a seconda della situazione, un consumo d’acqua nettamente superiore, il che corrisponde approssimativamente al consumo annuo d’acqua di una città di 1,5 milioni di abitanti. L’acqua viene attinta da torrenti, fiumi, sorgenti o dalla rete dell’acqua potabile, in un periodo di estrema scarsità. Poiché per l’innevamento, è importante disporre in breve tempo di notevoli quantità d’acqua, è necessaria inoltre la costruzione di nuovi bacini di raccolta. Deludente constatare che gli argomenti e le posizioni sono esattamente quelli di 40 anni fa quando in Abruzzo si puntava sul turismo della neve e sullo sviluppo infrastrutturale, modelli sorpassati. Diversi sono gli operatori degli impianti da sci che oggi richiedono aiuti o che invocano l’utilizzo di cannoni sparaneve per sopperire quella che è un’evidenza sotto gli occhi di tutti: a causa dei cambiamenti climatici in atto e di scelte imprenditoriali e politiche totalmente errate le stazioni sciistiche in Appennino non riescono più a sopravvivere se non per pochi giorni l’anno. Quello cui si assiste ormai può essere definito solo accanimento terapeutico! Se si vuole dare un futuro alle località montane, occorre riconvertire rapidamente il settore, ampliando l’offerta alternativa e non investendo più in ambiti destinati a un drastico ridimensionamento, come quello sciistico. Davvero difficile, inoltre, comprendere come si possa pensare di utilizzare una risorsa, come quella idrica, per l’innevamento artificiale, quando tanti comuni abruzzesi sperimentano la razionalizzazione dell’acqua potabile in diversi periodi dell’anno, ormai non solo durante la stagione estiva. Per l’innevamento di base (ca. 30 cm di neve, spesso anche di più) di una pista di 1 ettaro, occorrono almeno un milione di litri d’acqua, mentre gli innevamenti successivi richiedono, a seconda della situazione, un consumo d’acqua nettamente superiore, il che corrisponde approssimativamente al consumo annuo d’acqua di una città di 1,5 milioni di abitanti. L’acqua viene attinta da torrenti, fiumi, sorgenti o dalla rete dell’acqua potabile, in un periodo di estrema scarsità. Poiché per l’innevamento, è importante disporre in breve tempo di notevoli quantità d’acqua, è necessaria inoltre la costruzione di nuovi bacini di raccolta. L’utilizzo di questi cannoni sparaneve risulta peraltro il più delle volte inutile perché le alte temperature fanno sciogliere rapidamente la neve “sparata”, senza dimenticare che l’innevamento artificiale comporta un altissimo consumo d’energia. Anche se la nostra classe politica sembra non accorsene, il cambiamento climatico è in atto: l’estate del 2022 è stata la più calda della storia in Europa. Il mese di luglio ha fatto registrare 2,26 gradi centigradi in più rispetto alla media italiana dal 1800, anno da cui si registrano i dati. In queste condizioni il turismo legato allo sci da discesa in Appenino è destinato ad una fortissima contrazione!
Diverse sono le proposte alternative a questo modello di fruizione. Bisogna puntare su un turismo attivo tutto l’anno, fatto di proposte che facciano davvero scoprire i luoghi e la bellezza che l’Abruzzo racchiude. Escursioni, visite guidate, laboratori, attività per le famiglie, collegamento tra la costa e le aree interne, sgravi fiscali per le aree marginali… queste e tantissime altre sono le strade da percorrere per creare un sistema che possa garantire benessere sui territori e tutela delle bellezze naturalistiche. È ora di finirla di buttare i soldi dei cittadini in operazioni fallimentari che non a caso nessun privato intende accollarsi. Appaiono poi senza alcun fondamento le proposte che circolano nella Regione Abruzzo a partire da quelle di ridurre i perimetri delle aree della Rete Natura 2000 e addirittura di tenere Campo Imperatore fuori dalle aree tutelate! Questa è una zona unica in Europa sia per il suo incredibile impatto paesaggistico sia per l’elevato valore naturalistico che racchiude. Nella piana di Campo Imperatore, ad esempio, sono presenti piante rarissime, endemiche e relitti glaciali che vanno tutelate con tutte le misure possibili. Tutta l’area ha una enorme potenzialità di fruizione per il turismo naturalistico e non si può pensare di comprometterla con l’intento di ampliare impianti sciistici destinati a finire o a mantenersi solo con l’aiuto di finanziamenti pubblici. Le perimetrazioni di parchi e della Rete Natura2000 hanno seguito procedure complesse con il coinvolgimento di enti locali, regionali, nazionali e sovranazionali sulla base di studi condotti da ricercatori universitari: non possono essere modificate in base ai desideri estemporanei del politico di turno. Il WWF Abruzzo auspica che la Regione Abruzzo voglia fare tesoro dell’esperienza già vissuta con il maldestro tentativo di ridurre il Parco regionale Sirente Velino, bocciato dalla Corte Costituzionale”.

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