banner
banner

SULMONA – Potrebbe finire sui tavoli della giustizia l’appalto di refezione scolastica del comune di Sulmona. L’Ep, la ditta che fa parte del raggruppamento di imprese con la Coselp, ha infatti annunciato di voler adire le vie legali per impugnare, nelle sedi opportune, il provvedimento emesso da Palazzo San Francesco attraverso il quale si è proceduto all’annullamento dell’unica offerta pervenuta entro i termini di scadenza del bando. Per il Comune, che ha accolto l’eccezione sollevata dalla consigliera, Teresa Nannarone, non si può procedere all’aggiudicazione nei confronti di un unico concorrente dal momento che non è stata inserita l’eccezione del decreto regio in fase di stesura del bando. Un precedente storico a tutti gli effetti se si considera che almeno altre tre gare, nell’ultimo periodo, sono state aggiudicate con lo stesso modus operandi. Per questo i legali della Ep chiameranno in causa i giudici, contestando l’annullamento tout courte dell’offerta, dal momento che risulta tracciabile l’accreditamento sulla piattaforma. Per cui, tra le altre cose, si chiederà anche il risarcimento dei danni. Una coda giudiziaria è più che possibile mentre si resta con il fiato sospeso per le sorti dell’appalto. Sarebbe possibile un affidamento diretto o una proroga tecnica nelle more dell’istruzione della gara, anche se qualche osservazione sarebbe arrivata in merito per il principio di rotazione. Tuttavia va rilevato, nell’ambito della strutturazione del bando, un’anomalia sui prezzi. Non a caso, nonostante alla gara aveva risposto l’unico raggruppamento d’imprese, alla cui guida figura Beniamino Di Ienno, commercialista associato allo studio del consigliere dem, Mimmo Di Benedetto, altre sei aziende avevano preso visione del capitolato, si sono accreditate sulla piattaforma del Comune ed hanno effettuato regolare sopralluogo senza partecipare alla fase selettiva. Questo qualcosa vorrà pur dire. Il sistema dei prezzi, a prescindere dal decreto regio, non invoglia le imprese, innanzitutto per il costo elevato del personale numericamente necessario e richiesto nel capitolato per espletare il servizio completo ma anche per il costo del portale che rileva le presenze e incassa i ticket, il quale incide, ad esempio, per 50 centesimo ad alunno. Senza contare il requisito dei mezzi elettrici per trasportare i pasti e le attrezzature da mettere a disposizione. Questo vuol dire che rifare il bando e convincere le imprese a partecipare e farsi carico del servizio competerà probabilmente un aggravio di spese per il Comune e soprattutto per le famiglie che vedranno lievitare sensibilmente almeno oltre i sei/sette euro il costo del singolo pasto

Lascia un commento