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Fa un pò strano accendere la tv, o leggere i quotidiani, e ascoltare la notizia un pò ‘gaudente’ che il boss dei boss Matteo Messina Denaro trascorrerà la sua seconda notte da detenuto nel carcere aquilano delle Costarelle!! Per lui è stato attrezzato un ambulatorio ‘personale’ dove potrà effettuare la chemioterapia senza sottoporsi a file, ricevendo a domicilio la visita nientepòpòdimeno del Primario del reparto di oncologia del San Salvatore!!

Forse è meglio ricordare un pò chi era: coinvolto nella sanguinosa faida tra i clan Accardo e Ingoglia; responsabile dell’omicidio di Nicola Consales, proprietario di un albergo di Triscina. Fece parte di un gruppo di fuoco che venne inviato a Roma per compiere appostamenti nei confronti del presentatore televisivo Maurizio Costanzo e per uccidere Giovanni Falcone e il ministro Claudio Martelli attraverso l’utilizzo di kalashnikov, fucili e revolver. Totò Riina decise, però, che Falcone doveva essere ucciso diversamente. Fu tra gli esecutori materiali dell’omicidio di Vincenzo Milazzo e strangolò la compagna di questi, Antonella Bonomo, che era incinta di tre mesi. Compì gli attentati dinamitardi a Firenze, Milano e Roma che provocarono in tutto dieci morti e 106 feriti, oltre a danni al patrimonio artistico. Fu tra gli organizzatori del sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo per costringere il padre Santino a ritrattare le sue rivelazioni sulla strage di Capaci; infine, dopo 779 giorni di prigionia, il piccolo Di Matteo venne brutalmente strangolato e il cadavere sciolto nell’acido. Organizzò un attentato dinamitardo contro il pentito Contorno anche se l’esplosivo venne scoperto dai Carabinieri, avvertiti dalla telefonata di un cittadino, insospettito da alcuni movimenti strani. Pare che il suo patrimonio sarebbe di almeno 4 miliardi di euro: traffici di droga, estorsioni, riciclaggio le attività più amata e grazie ai sequestri arrivati negli ultimi anni si arriva alla cifra da capogiro, confermata anche dall’abbigliamento firmato con cui è stato arrestato, comprensivo di un orologio da 35mila euro al polso. Nel 2018 il tribunale di Trapani gli sequestrò beni per 1,5 miliardi, una delle misure patrimoniali più ingenti mai eseguite in Italia. A finire nel mirino degli inquirenti furono dei resort, una barca di 21 metri, un campo da golf, terreni, 232 proprietà immobiliari e 25 società. Le mani di Messina Denaro, secondo i racconti dei pentiti, si erano allungate fino al Venezuela, dove aveva creato un vero tesoro nel campo del pollame partendo da un investimento di 5 milioni di dollari. Una delle tante aziende per riciclare il denaro del traffico di stupefacenti. In questi ultimi anni viveva a poca distanza dalla sezione Antimafia di Palermo. Frequentava regolarmente per effettuare chemioterapia in una clinica privata di Palermo, in pieno centro. Si è reso latitante dal 1993.

Le Costarelle è un carcere di massima sicurezza che ospita 159 detenuti in un regime compatibile con il 41bis. La procura di Palermo ha chiesto che a Messina Denaro venisse applicato il carcere duro: richiesta accettata dal ministro Nordio che ha firmato il decreto. Sicuramente a L’Aquila ci sarà un gran via vai di auto dello Stato poiché il Magistrato cercherà di ascoltare il ‘boss stragista’ per capire se intenderà collaborare o procedere con il silenzio. Quel silenzio durato trent’anni, fino a quando, conscio della gravità della malattia, si è arreso alla latitanza e non opponendo resistenza alla sua cattura.

Speriamo che il silenzio cada su questa vicenda che dev’essere rigorosamente solo ‘giuridica’ oltre che giustiziera. Che non si pubblicizzi la nostra provincia perchè ospita l’uomo dagli omicidi più efferati. Torniamo a parlare di carceri ma di quello che lo Stato può fare per quegli uomini che saranno al servizio di Messina Denaro, del loro sottorganico, della medicina penitenziaria…dei problemi seri!!

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