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SULMONA – Cinquanta milioni di ristori promessi e ancora attesi in Salento per la Tap. In Valle Peligna, la negoziazione dopo il via libera al metanodotto Snam, è ai nastri di partenza. A disposizione ci sono cinque milioni di euro da spalmare su un territorio ritenuto strategico dalle multinazionali e dal governo che, con un colpo di coda, ha dato il via libera per la realizzazione dell’opera. Più che ristori però si dovrebbe parlare di briciole o di bluff. Facendo un rapido raffronto con altre realtà, sul tavolo ci sono il dieci per cento di ristori in meno mentre analoga beffa si tocca con mano per un intero territorio che ha subito l’autorizzazione a metanodotto e centrale, due opere contrastate fermamente per circa 15 anni dai comitati cittadini per l’ambiente. Mentre viene da riflettere sull’incisivitá della politica e sul ruolo della Regione che si fa “garante”, gli stessi comitati bacchettano “Marsilio Iscariota” che “svela finalmente il suo volto, quello di sensale della multinazionale”. I comitati ricordano che per la fase esecutiva servono ancora altri passaggi: scavi archeologici per la centrale e studio Ing per il metanodotto. Per questo la battaglia non si ferma

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