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Oltre cento nuovi contagi accertati, due i decessi, decine di pazienti in attesa da ore tra il Pronto soccorso e le ambulanze, ferme nel piazzale antistante.

Questa la situazione della giornata di ieri, che ha chiuso una settimana in cui ai contagi si sono accompagnate le polemiche politiche. Dall’ospedale nessuna buona notizia: ancora contagi tra il personale e reparti a rischio chiusura, e ancora, purtroppo, dolorose testimonianze dal territorio, che evidenziano le condizioni in cui sono sono stati lasciati i cittadini marsicani e gli stessi operatori sanitari, questi ultimi alle prese con le necessità ordinarie e straordinarie dell’emergenza, a ranghi ridottissimi, stremati e privi degli strumenti necessari.

Questa che segue è la testimonianza di una cittadina marsicana:

“Solo adesso riesco a trovare la forza di riportare qui quello che è accaduto a mio nonno. Non  è stato il Covid che purtroppo oggi sta distruggendo le nostre vite. Non è stata l’età, pur avendo 87 anni. Nonno era un uomo in salute, con i suoi acciacchi ma era in splendida forma e chi lo conosceva può confermare. La mattina del 10 novembre ha avuto una colica di fegato e ci siamo diretti al Pronto soccorso di Pescina, dove veniamo invitati ad attendere in quanto vi erano persone in attesa che dovevano effettuare il test per il Covid”. Le rimostranze dei familiari dell’anziano, in attesa su una panchina tra i dolori fortissimi, non sortiscono effetto: c’è da aspettare e basta. “Dopo avergli fatto notare e sottolineato che nonno aveva una colica in corso dolorosissima, mentre le persone in attesa erano in salute e in condizione di attendere senza danni, il ‘signore’ lì presente mi ha risposto che stava facendo il suo lavoro e che dunque, dovevo aspettare. Una volta entrati mio nonno è stato visitato e ci è stato riferito che doveva essere trasferito all’ospedale di Avezzano con ambulanza, poiché gli esiti dell’ecografia presentavano presenza di calcolosi nelle vie biliari, causa del suo problema. Siamo stati più di un’ora ad attendere l’ambulanza e nonno su quella maledetta sedia a rotelle era stremato. Si è addormentato più volte, con un colorito e in condizioni evidentemente allarmanti. Non c’è stato un infermiere, un dottore, un qualsiasi operatore che, passando vicino a nonno gli avesse chiesto: come va? Nulla di tutto ciò. L’ambulanza non arrivava, abbiamo chiesto quanto tempo ci volesse e ci è stato risposto che a volte impiegava  anche due ore per arrivare, vista l’emergenza Covid. Per questo abbiamo deciso di effettuare il trasposto in macchina, abbiamo firmato l’uscita e siamo andati all’ospedale civile di Avezzano. Io che mi ci sono trovata in prima persona non credevo ai miei occhi. Gente buttata lì da ore ed ore, chi si puliva i propri escrementi da solo, senza una minima e dignitosa assistenza, chi addirittura non aveva vestiti addosso, persone assetate, a cui ho potuto solo distribuire un po’ di acqua, col cuore stretto. Mio nonno infine è stato ricevuto, gli è stato rilasciato il foglio del ricovero urgente in chirurgia e nel frattempo gli è stata somministrata una flebo, e così abbiamo atteso, in sala d’aspetto. Alla fine, mio nonno si è ritrovato a firmare il foglio d’uscita causa mancanza di posti letto. Il giorno successivo nonno morirà di arresto cardiaco. Cos’è che è sbagliato? Il sistema? La malasanità? So che la situazione di oggi ha portato tanti disagi. Ma io mi domando… Dov’è l’umanità? Ho la netta e cruda sensazione che oggi ci sia una volontà subdola per cui c’è chi decide le sorti della vita di una persona. Chi lasciar vivere e chi lasciar morire. Abbraccio tutte le famiglie che si stanno trovando nella nostra medesima situazione e vivono lo stesso dolore, e a cui dedico le parole di S. Agostino: L’assenza non è assenza. Abbiate fede, chi non vedete è con voi”

 

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