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Per la mancata attribuzione della fascia economica superiore (Peo) ai lavoratori aventi diritto: le sigle sindacali Uil Fpl, Fp Cgil, Cisl Fp e Fsi proclamano lo stato di agitazione del personale dell’area comparto della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila.

I sindacati sono stati convocati dal prefetto Cinzia Torraco venerdì alle 10,30 per attivare la procedura di raffreddamento e conciliazione e trovare una soluzione alla problematica che si trascina ormai da mesi, nonostante le numerose iniziative messe in campo dalle sigle sindacali: “I tempi sono ormai stretti – concludono – e le relazioni sindacali con questa gestione Asl sono ridotte ai minimi termini. Mentre a Roma si parla del rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici con il governo ed è previsto anche uno sciopero perché siamo ancora lontani dall’assegnazione delle giuste risorse economiche, all’Aquila non siamo ancora riusciti, nonostante le tante iniziative sindacali, ad applicare il vecchio contratto 2018, con grave danno economico ai lavoratori che tra l’altro sono impegnati in una lotta epocale in risposta ad una seconda ondata pandemica. L’emergenza sanitaria in corso sta mettendo a dura prova tutti gli operatori sanitari che con forza, spirito di sacrificio e abnegazione anche a rischio della propria vita sono in prima linea a difesa del diritto alla salute”.

Il segretario generale Cgil provincia dell’Aquila, Francesco Marrelli, e il segretario generale Fp Cgil provincia dell’Aquila,  Anthony Pasqualone intervengono con una nota diretta alla Asl1:

“Da qualche ora siamo Zona Rossa, nella narrazione siamo passati dall’essere la Regione che andava meglio di molte altre ad accorgerci di ritrovarci in piena Pandemia, con ritardi non più giustificabili. Ritardi nell’assunzione di personale, nell’allocazione di Posti Letto COVID, nel tracciamento dei contagi e nel processare i tamponi eseguiti. Nell’attuale tragedia pandemica, non vi è stata nessuna assunzione di responsabilità da parte di chi ha condotto questa fase, come se le responsabilità ricadessero sulle persone contagiate e sulle persone che lavorano, che fanno assistenza, che curano, che istruiscono, ecc. Abbiamo ascoltato amministratori, esaltare immani attività del Direttore Generale della ASL non più di qualche mese fa per aver fatto assunzioni, aver rilanciato l’attività assistenziale e sanitaria, ridando centralità all’assistenza pubblica. Oggi scopriamo che quella retorica del fare era falsa, non aveva alcun fondamento. Nel piano del fabbisogno del personale 2019-2021 la stessa ASL indicava per l’anno 2019 n. 435 assunzioni, di cui 390 afferivano a sostituzioni o stabilizzazioni; ciò ha significato nulla di più che mantenere inalterato il numero dei dipendenti considerando, tra l’altro, il cospicuo pensionamento di lavoratrici e lavoratori. La stessa ASL specifica che parte di queste assunzioni sono derivate a trascinamenti dell’anno 2018, però, la notizia apparsa a gennaio, era quella di aver assunto 316 unità così come dichiarato dallo stesso Direttore Generale. Peccato che ne avrebbe dovuto assumere 435 come da autorizzazione della Regione Abruzzo. La stessa ASL, nel piano del fabbisogno, prevedeva assunzioni per 50 OSS già nel 2019 sulle 83 complessivamente programmate; di queste circa 30, sono state assunte solo nell’anno corrente mentre nulla è stato fatto nel 2019. Per ammissione della stessa ASL l’azienda non ha attivato procedure concorsuali, nel corso dell’annualità 2019, al fine di assumere nuovo personale in sostituzione del personale andato in quiescenza, che ad esempio per il solo personale afferente al comparto a tempo indeterminato ha comportato …. omissis ….. un numero di cessazioni per complessive unità pari a 159 e al contempo si sono avute assunzioni per un numero di unità pari a 84 ….. omississ….. La ASL era ben consapevole delle gravi carenze di personale già in essere, tanto che, nello stesso piano triennale del fabbisogno, specificava che le assunzioni di certo non potevano dirsi sufficienti ad integrare del tutto il fabbisogno minimo necessario per le concrete esigenze operative ed assistenziali di alcune UU.OO. Ciò premesso, è del tutto evidente che l’attuale forza lavoro insistente all’interno della ASL non è assolutamente sufficiente, essendo sottodimensionata rispetto al reale fabbisogno, già in una condizione di normalità. In una situazione emergenziale quale quella in atto, è indispensabile per la garanzia del diritto Costituzionale alla Salute, saturare immediatamente la dotazione organica della ASL 1, predisponendo, al contempo, un piano programmatico delle procedure assunzionali, individuando dei percorsi che diano garanzie a tutte le lavoratrici e lavoratori precari, ivi comprese quelle delle Cooperative e delle Società di somministrazione, e nelle more di tali attività è necessario prorogare la durata dei contratti in essere quantomeno fino alla conclusione delle procedure concorsuali e non più mese per mese come accade ormai da troppo tempo; bisogna garantire ai tanti lavoratori e lavoratrici precari una condizione di continuità contrattuale necessaria per la loro vita e per la continuità assistenziale che l’emergenza richiede. In riferimento all’altra ulteriore criticità che sta interessando la nostra Provincia è evidente la negligenza nel non aver coinvolto fino ad ora un importantissima struttura Pubblica quale l’Università degli Studi dell’Aquila, nonostante una convenzione già in essere per la diagnosi per altre patologie con la stessa ASL 1. Infatti, l’Università ha disponibilità di personale e strumentazione tale dal poter processare un numero importante di tamponi. Università resaai disponibile da subito. Le responsabilità del quadro qui descritto, che comportano gravi conseguenze nei confronti dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori della nostra Provincia, sono evidenti sia dal punto di vista politico che dal punto di vista gestionale e a nulla servono proclami e dichiarazioni di intenti se poi non seguono atti formali ed azioni finalizzate alla risoluzione dei problemi. Il diritto Costituzionale alla Salute non può essere precluso da assetti di potere o da interessi di parte, ma bensì se vogliamo che l’accesso ai servizi sanitari torni ad essere riconosciuto come un diritto fondamentale di ciascun essere umano, è necessario che la politica concepisca la salute come un bene comune. Si tratta di una idea di salute come progetto sociale integrato tra tutti gli attori coinvolti, partendo sin da subito con una immediata collaborazione tra azienda sanitaria, enti locali ed Università”, concludono.

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