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SULMONA – Si allarga l’inchiesta per l’ipotesi di concussione che ha portato all’arresto in flagranza di reato, l’altra sera, del medico sulmonese P.L., recentemente in servizio nel pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona. I Carabinieri del Nas di Pescara, agli ordini del Comandante Domenico Candelli, si sono recati nella mattinata di ieri nel pronto soccorso cittadino per accertare la provenienza dei farmaci “per uso riservato agli ospedali” che erano nelle disponibilità del medico all’atto della perquisizione personale. Gli accertamenti dei Carabinieri, in questa seconda fase, si stanno concentrando anche sulla potenziale platea delle eventuali vittime. Nello specifico si sta verificando se quello del medico è stato un caso isolato o era diventato un vero e proprio modus operandi. Per questo l’inchiesta non può considerarsi chiusa e potrebbe aprire altri scenari. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Sulmona (prima dal procuratore Giuseppe Bellelli e poi da Edoardo Mariotti) sono state avviate a seguito della denuncia presentata ai Carabinieri del Nas abruzzese dalla vittima, rimasta perplessa dalla richiesta del medico, di ingenti somme di denaro per somministrarle a casa terapie adiuvanti. I militari, appositamente appostati nel luogo concordato per l’incontro con la vittima, hanno assistito alla consegna di 230 euro al medico e sono immediatamente intervenuti prima che lo stesso inoculasse alla vittima, per via endovenosa, il farmaco che aveva portato con se. Inoculazione che, peraltro, avrebbe eseguito senza alcun piano terapeutico a una paziente che sta affrontando cure salvavita, utilizzando addirittura un dispositivo medico risultato scaduto di validità. Il medico 52 enne, ristretto presso il carcere di Pescara, si presenterà davanti al giudice nella giornata di domani per l’udienza di convalida del suo arresto. Il suo legale, Massimo Zambelli, ritiene di poter fornire una versione completamente diversa dei fatti, così come articolati nel quadro probatorio. Una serie di accuse che, a detta della difesa, non risponderebbero al vero. (a.d’.a.)

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