banner
banner

SULMONA – “E’ una ferita profonda che si aggiunge al nostro grande dolore”. Sono le parole dei familiari della coppia di coniugi ultraottantenni morti nel giro di una settimana, non tanto per Covid ma per la malasanità. Hanno vissuto una vita insieme. Lei 81 e lui 83 anni. A dividerli ci ha pensato il virus. Lei è stata ricoverata a Sulmona mentre lui all’ospedale San Salvatore dell’Aquila. A riunirli è stata la morte nel giro di sette giorni. Non solo un dramma nel dramma ma anche rabbia e dolore per il funerale celebrato in altra Chiesa. La vicenda è quella raccontata dalla cronaca nazionale. La donna apparteneva alla parrocchia di Santa Maria della Tomba. Il parroco don Ramon Peralta, che non ha rilasciato alcuna dichiarazione alla nostra emittente, avrebbe dato la sua disponibilità per la benedizione al cimitero, pensando che fosse in vigore il protocollo del lockdown a pochi giorni dalla zona rossa. Ma da quando si apprende sembrerebbe che il sacerdote ha preferito evitare la celebrazione delle esequie per preservare la sua comunità parrocchiale dal contagio da Covid-19, frequentata per lo più da persone anziane. Questa sarebbe stata la sua motivazione che i familiari non hanno gradito perchè non esiste disposizione alcuna che vieta il funerale per i fedeli morti con il Covid-19. “Lei era una parte attiva della parrocchia, una persona sempre a modo, mai una parola fuori posto. Questa decisione è stata quindi una ferita immane che si è andata ad aggiungere al già grande dolore”- spiegano i familiari ancora scossi per la vicenda. Il rito funebre è stato officiato dal parroco della Basilica Cattedrale di San Panfilo, don Domenico Villani, che ha celebrato ieri anche le esequie dell’83 enne, anche lui devoto e confratello lauretano. Ad onor del vero va ricordato che la morte dei coniugi, soprattutto quella della 81 enne, è legata al sistema di gestione dei pazienti Covid in ospedale. L’anziana per cinque giorni ha stazionato nel vecchio pronto soccorso prima di essere intubata e presa in carico dalla rianimazione dove è morta. Il fuori programma del funerale non può far passare in secondo piano i decessi legati al sistema sanitario come pure va detto che, al di là del caso di specie, la paura del contagio non è sempre sinonimo di prevenzione. A volte si può perdere l’umanità.

Andrea D’Aurelio

Lascia un commento

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com