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CASTEL DI SANGRO – Dalla sollevata ipotesi di omessa custodia si passa alla diffamazione aggravata. L’investitore dell’orso Carrito, il plantigrado simbolo dell’Abruzzo morto nello schianto sulla statale 17 lo scorso 23 gennaio, è pronto a querelare i leoni da tastiera che lo hanno etichettato con numerosi epiteti sui social network. In centinaia rischiano di finire sotto inchiesta per essersi lasciati andare, con notevole slancio emotivo, a commenti denigratori e lesivi della persona, in un momento sicuramente delicato per il giovane che ha avuto la sfortuna di transitare nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quella sera, sul tratto della statale 17 a Castel Di Sangro, poteva esserci chiunque. “Dovete guardare la strada quando guardate, imbecilli” si legge in uno dei tanti commenti postati in calce a video ed articoli. Mentre c’è chi ha augurato al conducente di “fare la stessa fine dell’orso”. Considerazioni gravi ed inaccettabili che superano il perimetro della libera manifestazione del pensiero. Per l’autorità giudiziaria ci sarà da lavorare. La querela cumulativa sarà depositata entro le prossime 48 ore. Nei giorni scorsi, per il tramite dell’avvocata Gaetana Di Ianni, il giovane aveva fatto sapere che stava valutando anche un’azione legale per l’omessa custodia. Il padre del giovane conducente era recentemente intervenuto sull’argomento. “Ho letto commenti denigratori della persona di mio figlio che non hanno alcun senso logico ma che gli stanno provocando apprensione ed ansia rendendo ancor più difficile la ripresa dall’accaduto che pure lo ha traumatizzato”- aveva scritto Patrizio Grossi su facebook. Una vicenda, quella della morte di Carrito, che continua a tenere banco. Anche sul web. Per questo gli utenti sono avvisati. La pluralità delle opinioni è sempre da incentivare purchè non si superi l’alveo del lecito e del consentito. Diversamente si cade nella “rete”, nel vero senso della parola. Spesso nella diffamazione.

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