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SULMONA – “Mio padre è morto una seconda volta”. Così Sarà Anzini, la figlia del Carabiniere ucciso Emanuele a Terno d’Isola nel 2019, travolto durante il posto di blocco.

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La sentenza è diventata esecutiva, significa che va scontata, ma l’esecuzione è sospesa e, salvo sgarri con il programma, l’investitore non dovrebbe andare in carcere. Glielo consente la legge. Con un pre sofferto di 3 mesi e 22 giorni, tra cella e domiciliari, la pena da espiare resta sotto i 6 anni e può scontarla con l’affidamento in prova (speciale) ai servizi sociali. Per chi, come lui, ha un problema di dipendenza il limite di 4 anni per saldare il conto con la giustizia in una forma alternativa al carcere sale di due. Con l’avvocato Federico Riva è in attesa che il tribunale di sorveglianza fissi l’udienza per decidere. “Ci sono dolori che non hanno tempo, immobili, enormi, mille volte più forti della nostra capacità di soffrire, mille volte più forti della nostra capacità di sopportarli. Dolori che restano lì, inesorabili come pugnali nel cuore, dolori che non danno tregua. Non avrei mai pensato che a 18 anni il mio giovane papi di soli 42 anni se ne sarebbe andato via per sempre da me”- scrive la figlia Sara- “Per colpa di chi non ha avuto rispetto di sé stesso, per colpa di quel piede troppo premuto sull’acceleratore, per colpa di quel troppo alcool nel sangue, per colpa del suo «Non mi sono accorto di niente», la mia vita da quel giorno è diventata niente. Continuo ad immaginare i due fari della macchina che gli vanno incontro e i suoi bellissimi occhi che guardano per l’ultimo istante questa vita, che in una frazione di secondo si è trasformata in morte. Lui era lì a fare il suo lavoro, il suo dovere, per proteggere noi da tutto questo. Ma quella maledetta sera non è riuscito a proteggere sé stesso e la sua esperienza non è servita a salvarlo contro chi, mettendosi al volante ubriaco fradicio, se n’è fregato che poteva uccidere, distruggere, cancellare per sempre la vita di tanti. Quelle maledette 2:53 di una calda nottata di giugno hanno strappato via un pezzo della mia vita che purtroppo per COLPA di questa persona non potrò più avere
So che parlo con il cuore e non con le leggi ma forse è ora che queste leggi incomincino a fare paura, che queste persone prima di bere e mettersi al volante sappiano che non saranno graziati. C’è bisogno di leggi che diano giustizia a chi ha perso tanto, tutto e non leggi per favorire chi non le rispetta. Mio padre è morto una seconda volta e sapere che chi ha distrutto la mia vita non sarà punito non andrà in carcere e sarà libero per sempre è uno schifo e io invece privata per sempre dell’amore di mio padre. Confido nella giustizia divina. Grazie Italia. Grazie giustizia italiana”- conclude la giovane tra rabbia e provocazione.

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