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SULMONA – Settimana decisiva al Cogesa per sciogliere il nodo della validità dell’assemblea ordinaria dei soci dello scorso 30 dicembre attraverso la quale si è proceduto alla revoca per giusta causa del Cda e alla contestuale nomina dell’amministratore unico, Franco Gerrardini. I vertici sfiduciati sulla carta hanno chiesto un parere legale sulla delibera adottata che, stando alle prime verifiche, non avrebbe superato il quorum richiesto, ovvero il 51 per cento del capitale sociale, trattandosi di un’assemblea in seconda convocazione. “I sindaci hanno sollevato una serie di osservazioni. Per cui non ci siamo ancora espressi ufficialmente. Abbiamo richiesto un parere legale che arriverà entro questa settimana. Di conseguenza il prossimo lunedì s’insedierà formalmente l’amministratore incaricato oppure provvederemo a convocare nuova assemblea qualora il Cda resterà in carica”- fanno sapere dal Cogesa. Intanto questa mattina l’amministratore in “pectore”, Franco Gerardini, si è presentato negli uffici della società partecipata assieme ad una delegazione di sindaci (Sulmona, Pettorano e Pacentro) per un incontro interlocutorio con il Presidente del Cda, Nicola Guerra e un confronto sullo stato di crisi della società e sui possibili scenari ai fini dell’insediamento. “Per quanto ci riguarda il Cda non è più in carica perché è chiaro il riferimento della norma sull’atto di nomina o revoca della governance”- ribattono i sindaci che questa mattina, nella stanza del Cda, stando a quanto trapelato dagli ambienti della partecipata, avrebbero chiesto alla segreteria di recapitare tutte le comunicazioni all’amministratore incaricato. Al riguardo nessuna conferma è arrivata dai diretti interessati. La revoca per giusta causa era stata discussa e approvata dai sindaci presenti in assemblea per il venir meno del rapporto fiduciario con il Cda che non avrebbe posto in essere i necessari provvedimenti per prevenire la crisi nonché per la mancata adozione del piano di risanamento aziendale. Certo è che lo stato di crisi dichiarato si dovrà risolvere con un piano di rientro. Da qui il “cinepanettone” dei rifiuti e l’inevitabile imbarazzo istituzionale.

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