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SULMONA – Non ci sono dubbi sull’origine dolosa dell’incendio che ha distrutto, nella notte di ferragosto, l’auto del collega giornalista Claudio Lattanzio. Un vile gesto di violenza che attacca l’intera categoria e che noi di Onda Tg abbiamo immediatamente condannato, con la nostra diretta live sul posto, mentre il resto del mondo si preparava alla grigliata del 15 agosto. A una settimana esatta dall’incendio molti nodi vengono al pettine. A cominciare dalla dinamica del dolo per finire con precedenti e retroscena. Andiamo con ordine. A fugare ogni dubbio sull’origine dolosa dell’incendio è stata la perizia dei Carabinieri che si trova ora sul tavolo della Procura della Repubblica di Sulmona che ha aperto un fascicolo contro ignoti. Dalla perizia è emerso che è stato versato un liquido infiammabile sulla ruota anteriore del mezzo, dal lato del passeggero. Da lì è partito l’incendio. Una tecnica già utilizzata in altre circostanze che permette di avere la certezza che l’auto andrà a fuoco. Il pneumatico, una volta intriso di liquido infiammabile, ha la capacità di alimentare in maniera continua la fiamma che ben presto si propaga prima al motore e quindi all’abitacolo dell’auto. Tecnica che consente al piromane di potersi allontanare con tutta tranquillità prima che divampino le fiamme e con la certezza di aver centrato l’obiettivo. Il Suv di Lattanzio era parcheggiato sotto la sua abitazione di via Valle. L’allarme ai Vigili del Fuoco di Sulmona è stato lanciato dai residenti della zona mentre ad accorgersi che il veicolo stava andando a fuoco è stata la moglie del cronista, intorno alle 3 della notte tra il 14 e il 15 agosto. E’ scattata quindi l’attività d’indagine che mira a far luce sul caso. E sul fatto che l’incendio sia collegato all’attività professionale del giornalista ci sono pochi dubbi. Le indagini dei Carabinieri si muovono in tal senso. Nel mirino degli investigatori ci sono i recenti articoli redatti da Lattanzio che fanno riferimento a particolari inchieste. Dai furbetti del cartellino all’operazione “Piccolo Colosseo” fino ad arrivare ai retroscena sui cani seppelliti al Canile. A chi ha dato fastidio Lattanzio? Qualcuno si vuole vendicare? “L’autore del gesto è una persona senza coraggio”- commenta il cronista a Onda Tg- “un vile che non ha il coraggio di affrontare le persone. Ultimamente la colpa non è di commette un fatto ma dei giornalisti che scrivono”. Ma c’è dell’altro. Qualche settimana prima dell’atto incendiario Lattanzio aveva ricevuto “telefonate poco simpatiche” come lui stesso le ha definite e un atto vandalico ai danni della sua auto. Mentre due anni fa qualcuno aveva dato fuoco al portone del condominio dove il giornalista risiede con la sua famiglia. Un particolare che, alla luce del recente fatto di cronaca, non è più insignificante. “La nostra città è stata sempre una città di cultura. La società, le nuove tecnologie e i social con il nuovo modo di comunicare stanno distruggendo questo legame che la città aveva con la cultura, favorendo azioni di odio che partono non si sa da dove e che non hanno nulla a che vedere con la storia che si porta dietro questa città”- rileva Lattanzio spiegando pure che fare questo mestiere diventa sempre più difficile perché atti di intimidazione così forti verso la libera informazione non sono mai accaduti negli ultimi anni. E Sulmona si toglie l’etichetta di “città tranquilla”. Tanti gli attestati di stima e solidarietà al giornalista, collaboratore del Centro e corrispondente Ansa. Molti arrivati da Australia, Germania, Grecia e da tutti i colleghi giornalisti. Quasi tutti. Si spera che le forze dell’ordine assicurino presto alla giustizia i responsabili del brutale gesto. Al collega Lattanzio rinnoviamo la nostra solidarietà perché la libera informazione va sempre difesa e la violenza va condannata.

Andrea D’Aurelio

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