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SULMONA – Le indagate non possono costituirsi nel giudizio civile. Lo ha deciso il giudice del Tribunale di Sulmona, Irene Giamminonni, che ha dichiarato con apposita ordinanza il difetto di legittimazione di due donne di Pratola Peligna, congiunte di terzo grado della 90 enne, residente nella cittadina peligna, persona offesa nel procedimento penale per circonvenzione d’incapace. Il giudice ha fissato per il 15 novembre la visita domiciliare a casa dell’anziana e per il 6 dicembre l’udienza per la comparazione della parti al fine di nominare l’amministratore di sostegno. “Le stesse non sono legittimate ad intervenire nel procedimento non rientrando tra i soggetti a cui l’ordinamento conferisce il potere di attivazione”- scrive il giudice civile nell’ordinanza. Intanto oggi riprende l’incidente probatorio davanti al giudice per le indagini preliminari, Alessandra De Marco, nel corso del quale si conferisce l’incarico ad un nuovo perito, Mario Di Napoli. Secondo l’accusa costruita nel filone penale dell’inchiesta, l’anziana sarebbe stata circuita dai suoi cinque nipoti e parenti, finiti sotto la lente della magistratura che aveva aperto un fascicolo a seguito della denuncia-querela depositata dall’erede universale. La nomina, suggellata davanti ad un notaio, risale all’ottobre 2021. Dal giorno del trasferimento dei risparmi presso un istituto di credito, dove lavora uno degli indagati, i nipoti sarebbero passati all’incasso. Sarebbe stata l’anziana, secondo quanto denunciato in querela, a fuggire dall’abitazione dei congiunti per far ritorno a casa dell’erede, in preda al panico, riferendo di soldi che avrebbe prestato ad uno dei nipoti, su espressa richiesta. La Procura della Repubblica, a quel punto, ha iscritto cinque persone sul registro degli indagati e ha chiesto ed ottenuto l’incidente probatorio per cristallizzare il quadro delle accuse. Nel primo esame sarebbe emerso l’affievolimento della capacità di intendere e volere della donna. Ma c’è di più. L’erede universale avrebbe integrato la querela, chiedendo alla Procura di accertare l’ipotesi di omissione di controllo da parte della banca dove erano stati trasferiti i risparmi in qualità di soggetto giuridico. Circostanza smentita dall’istituto di credito che avrebbe, di sua iniziativa, inoltrato gli atti in Tribunale ed in effetti la banca è totalmente estranea ai fatti. Nel frattempo si è aperto il filone civile della vicenda giudiziaria. Due delle nipoti indagate si sono opposte alla nomina dell’amministratore ma non potranno costituirsi in giudizio. Ora giudice e magistrato, per decidere sul caso, dovranno andare a casa dell’anziana.

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