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IL PROJECT MANAGER DELL’INTERNATIONAL POLICE ASSOCIATION MAGAZINE MAURO NARDELLA DICE LA SUA SULL’ULTIMO CAPOLAVORO DI CARMELO SARDO.

-L’ho avuto mediatore nel convegno tenutosi a Sulmona alcuni anni fa e dal titolo profetico ” 31.12.9999: fine pena mai?!”; l’ho poi rincontrato l’anno successivo, nell’elaborazione prima e presentazione dopo, del suo capolavoro “Malerba” che gli valse il prestigioso riconoscimento del premio letterario “Leonardo Sciascia”; oggi me lo ritrovo coerente con il suo pensiero a parlare, con quella costanza che da sempre lo contraddistingue, dell’ergastolo ostativo e della sua dubbia compatibilità con un estratto normativo qual è il comma 3, dell’articolo 27 della Costituzione.
La sua coerenza oggi la rivedo tal quale incastonata nel suo ultimo romanzo ” Dove non batte il sole”.Un libro che sta già avendo un grande successo e che sono convinto farà molto parlare di sé.Sto parlando di Carmelo Sardo, grandissimo romanziere ancor prima che caporedattore del TG5-
A dirlo è Mauro Nardella, project manager dell’International Police Association Magazine e sindacalista dell’ala penitenziaria della UIL, che di Carmelo Sardo è amico di vecchia data oltre che ex collega di professione visto che lo scrittore siciliano in passato ha svolto il suo periodo di leva nelle vesti di agente di custodia.
-Quello scritto dal mio amico Carmelo, che ritengo essere uno dei migliori scrittori degli ultimi anni, è l’ennesimo tentativo da egli fatto per descrivere le sensazioni dallo stesso provate in merito alle contraddizioni che, in un paese civile come l’Italia, vi sono quando ad essere presa in considerazione è la pena detentiva in generale e quella ostativa in particolare.
Nel suo ultimo lavoro da poco uscito e che nel 2023, a cura del critico d’arte e letterario Massimo Pasqualone sarà presentato anche in Abruzzo in occasione del Francavilla Urban Festival, Sardo nella sua postfazione fa un excursus su quella che dovrebbe essere la politica penitenziaria nel bel Paese soprattutto quando a dover essere presa in considerazione sono le indicazioni fornite dalle Convenzioni internazionali con particolare riferimento a quanto evidenziato dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo(CEDU). Proprio la CEDU, nel giugno del 2019, ha accolto il ricorso di un detenuto ostativo sancendo un concetto semplice: che i giudici italiani debbano cioè valutare anche le eventuali richieste di permessi o di libertà condizionale, degli ergastolani ostativi.
Contro questa pronuncia , lo Stato italiano ha fatto ricorso e nell’ottobre 2019, la Grande Camera della CEDU, lo ha respinto confermando la sentenza precedente. Il 4 dicembre 2019, la Corte Costituzionale dichiara formalmente incostituzionale l’art 4bis dell’ordinamento penitenziario perché in contrasto con l’art 3 della Convenzione Europea sui diritti dell’uomo e con l’art. 27 della Costituzione, nella parte in cui non permette ai giudici di sorveglianza di valutare le richieste di benefici avanzate dai detenuti ostativi che non abbiano collaborato con la giustizia.
La Consulta aveva concesso un anno di tempo per rimettere le mani sulla legge, per superare la questione di illegittimità. A tal proposito veniva prodotto dal Governo Draghi un decreto legge che però non ha poi visto la sua traduzione in legge.
Oggi il pallino è in mano alla Cassazione a cui sono stati rimandati gli atti e a cui spetterà la decisione finale.
Non è dato sapere come andrà a finire.
Di certo c’è che alle carceri oggi si pensa solo in termini di tagli. Tagli che di certo non faranno bene né ai detenuti né a chi in carcere ci lavora.

Mauro Nardella

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