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SULMONA – La Procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un’inchiesta sull’interruzione di gravidanza di una 33 enne straniera, residente a Pratola Peligna, che lo scorso aprile ha chiesto l’intervento della magistratura per l’accertamento di eventuali responsabilità sulla morte fetale endouterina. La giovane donna, il primo luglio 2021, aveva perso la bimba di otto mesi e mezzo che aveva in grembo a distanza di dieci giorni esatti dall’inoculazione del vaccino trivalente. Trascorsi quasi due anni dai fatti contestati, tramite il suo legale, Vincenzo Margiotta, ha presentato denuncia-querela alla magistratura, affinché si faccia piena luce sulla vicenda. Il Sostituto Procuratore, Edoardo Mariotti, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo ed interruzione colposa di gravidanza e ha proceduto all’iscrizione di due medici, il ginecologo che seguiva la donna e il medico vaccinatore. Un atto dovuto quello della Procura ai fini degli accertamenti irripetibili, partiti nei giorni scorsi, attraverso i quali si vuole approfondire l’epoca, la causa e il mezzo che hanno determinato la morte del feto portato in grembo dalla donna, nonchè l’eventuale sussistenza di profili di negligenza e imperizia in capo ai sanitari. Da qui l’incarico che il Pm ha conferito a due periti per l’esame dell’intera documentazione. La 33 enne nella denuncia ha spiegato di essere stata consigliata dal suo ginecologo, nel giugno del 2021, di sottoporsi alla vaccinazione antipertosse. Il Triaxis antidiferite, antitetano e antipertosse è stato inoculato dal medico vaccinatore il 21 giugno. Poi gonfiore, malessere, il viaggio a casa di parenti e le perdite ematiche che hanno costretto la donna a recarsi in pronto soccorso. Qui l’inaspettata diagnosi della morte fetale che ha fatto scattare il ricovero in rianimazione. Secondo la querelante il vaccino non poteva essere iniettato poichè mancante a monte di una vaccinazione precedente. Inoltre, sempre secondo le accuse, non si sarebbe proceduto ad uno screening vaccinale e all’anamnesi medica prima dell’inoculazione della dose. Per questo la 33 enne ritiene che possa esserci una correlazione tra l’imperizia nello svolgere il vaccino e il decesso del feto. Nel dettaglio entreranno i tecnici incaricati dalla Procura, chiamati ad accertare proprio un eventuale nesso. Intanto la difesa degli indagati respinge ogni addebito ritenendo che non si possa ascrivere alcuna responsabilità in capo ai medici operanti né possa sussistere un nesso di casualità tra decesso e vaccino che, seppur consigliato, non prevede l’obbligatorietà. Sulla delicata vicenda le indagini sono in corso.

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