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Non esiste alcun rischio di perdere quote significative dei fondi nazionali o comunitari assegnati alla Regione Abruzzo, a causa del mancato raggiungimento delle obbligazioni giuridicamente vincolanti (OGV) entro il termine del 31 dicembre prossimo. La gestione di queste risorse è assolutamente sotto controllo, e la lettera fatta trapelare alla stampa che riporta la somma di 76 milioni a presunto rischio di definanziamento non deve allarmare; al contrario, testimonia la corretta e tempestiva attività di controllo e monitoraggio che l’amministrazione regionale sta portando avanti a tutti i livelli, soprattutto nei confronti dei soggetti attuatori e degli enti locali destinatari di gran parte dei finanziamenti di cui si parla. È utile infatti anche ricordare che la Regione Abruzzo come istituzione gestisce solo una minima parte di questi fondi direttamente, per tutti gli altri esercita un’azione di monitoraggio e controllo dopo averli a suo tempo assegnati. Ed è quello che sta facendo con plurime riunioni e una costante attività di supporto ai responsabili dei procedimenti, impegnati in una corsa contro il tempo e contro un sistema di regole e di procedure che tutto fa tranne che semplificare il raggiungimento degli obiettivi. Al momento, il principale ritardo che si manifesta è quello nell’aggiornare le piattaforme di gestione e controllo, ritardo che si traduce nel mancato allineamento tra lo stato effettivo di avanzamento della spesa e quello che risulta dalle relative piattaforme. Gran parte dei 76 milioni che mancherebbero all’appello stanno lì, ma in realtà come emerge dalle verifiche in corso (che ancora ieri hanno impegnato tutti i direttori dei dipartimenti e lo stesso presidente in collegamento da remoto) quasi tutte le procedure stanno avanzando nei tempi e nei modi stabiliti. Potrà emergere qualche sorpresa negativa nei prossimi giorni all’esito delle gare di appalto in corso, ove dovesse verificarsi la circostanza di una gara andata deserta: eventualità che viene comunque costantemente monitorata e che, al suo verificarsi, farebbe scattare l’opportunità di adottare procedure negoziate speditive, per le quali la Regione è pronta ad assistere i soggetti attuatori interessati, e che in ogni caso potranno essere riassorbite da opportune e tempestive riprogrammazioni. La piccola parte di investimenti che, per difficoltà oggettive già accertate, non possono raggiungere le obbligazioni giuridicamente vincolanti entro la fine dell’anno sono già oggetto di interventi di riprogrammazione verso attività che garantiscono il pronto impiego delle risorse entro il 31 dicembre. Quindi, anche queste poche somme non verranno restituite allo Stato ma saranno impegnate per lo sviluppo economico e sociale dell’Abruzzo. Cosa peraltro già fatta in queste settimane per circa 10 milioni di euro, utilmente reimpiegati a beneficio di importanti progetti, il più significativo dei quali il finanziamento del progetto Ri-crea che permetterà il definitivo salvataggio e il rilancio del CRUA, il centro di ricerche in agricoltura regionale lasciatoci in una condizione fallimentare dalla precedente amministrazione. Alcune parti politiche e sociali alimentano da settimane, se non da mesi, un’aspettativa sbagliata sulla presunta disponibilità di decine, se non centinaia, di milioni che la Giunta regionale avrebbe potuto e dovuto riprogrammare già da almeno un mese; e che al contrario rischia di perderli perché starebbe tardando a prendere questa decisione. E’ un’aspettativa infondata, che sta alimentando polemiche spesso strumentali, oltre al fatto che sta scatenando appetiti da ogni dove con centinaia di richieste che comuni, enti, associazioni, consorzi stanno facendo piovere sugli uffici regionali, peraltro con il risultato di ingolfarli di pratiche e di istruttorie. Le opposizioni, in particolare, insistono nel costruire una narrazione secondo la quale questa Giunta regionale avrebbe a disposizione decine e decine di milioni (o comunque un imprecisato tesoretto) con il quale potrebbe velocemente e facilmente alleviare le sofferenze della povera gente e delle imprese colpite dalla crisi energetica. Povera gente e imprese alle quali la Giunta e il presidente Marsilio dimostrerebbero disattenzione e insensibilità. Anche qui è bene chiarire due cose: la prima, come già reso evidente sin dalla manovra di assestamento, le centinaia o anche solo le decine di milioni favoleggiati non esistono e le poche risorse disponibili allo scopo rappresenterebbero briciole se venissero distribuite massivamente alla generalità della popolazione e delle imprese invece che essere destinate, come è stato fatto, a soggetti specifici e ben delimitati. La seconda, che se questi fondi disponibili venissero dirottati verso le misure richieste (quali il pagamento delle bollette delle famiglie in difficoltà), sarebbe impossibile che questa procedura trovasse compimento entro il 31 dicembre, con il risultato che le risorse destinate a un eventuale fondo di tale natura verrebbero perse, obbligando la Regione a restituirle allo Stato. Una cosa tanto ovvia e comprensibile a chiunque abbia un minimo di esperienza politica e amministrativa, da lasciare il sospetto che, chi sta facendo questa proposta, lo faccia nella spregiudicata consapevolezza di strumentalizzare la sofferenza delle persone e delle aziende in difficoltà per mero calcolo propagandistico ed elettorale.

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