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mafia

C’è chi tra dubbi e omertà continua a fare silenzio su un fenomeno che in Abruzzo sta dilagando: la mafia! E sono incontrovertibili tutti i fatti di cronaca che ne confermano l’esistenza.

Auto e chalet dati alle fiamme, teste di agnello sanguinanti fatte trovare fuori l’uscio di casa, minacce di morte vergate su biglietti infilati in un parabrezza della macchina, vigneti distrutti, con le viti tranciate una ad una: episodi realmente accaduti in Abruzzo nel corso del 2019, tra i 14 atti di intimidazione entrati a far parte del rapporto “Amministratori sotto tiro”, presentato ieri a Roma e realizzato da Avviso pubblico, associazione nazionale che dal 1996 mette in rete gli enti locali e le Regioni impegnate in progetti di formazione civile contro le mafie.

Soprattutto per la provincia dell’Aquila dove sono stati censiti la metà degli atti intimidatori. Altri 3 si sono verificati in provincia di Chieti, e 3 in provincia di Teramo. Nessuno in provincia di Pescara.

Più dei numeri aiutano ad avere contezza del fenomeno gli episodi concreti, ovvero le dinamiche e i protagonisti, che il report ha il merito di ricordare.

Cominciando dalla provincia dell’Aquila, la più soggetta al fenomeno, viene menzionato il tentato incendio doloso del febbraio 2019 ai danni dell’auto di Stefano Margani, coordinatore generale di Cogesa SpA, Sulmona, che ed eroga servizi di raccolta rifiuti. Margani era in casa con la sua famiglia quando intorno alle 23 circa un innesco è stato lanciato nella recinzione della villa di proprietà, a Introdacqua. Il fatto che l’ingegnere e la moglie fossero ancora svegli ha evitato il peggio.
Ad aprile 2019 a Pescasseroli una testa di agnello scuoiata e sanguinante e un foglio con insulti e minacce è stato indirizzato ad Andrea Gennai, 49enne pisano, responsabile del servizio tecnico Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
“La scritta – ha scritto in una nota l’Ente Parco – contiene un esplicito riferimento alle demolizioni e, pertanto, non si tratta né di una bravata, né di una minaccia generica o personale. È un chiaro riferimento alle attività di repressione di abusi messe in atto dal Parco, che prende di mira il responsabile dell’ufficio direttamente impegnato nei procedimenti”.
A settembre è stata la volta del giovane assessore comunale di San Benedetto dei Marsi Antonio Cesarani: una lettera anonima con minacce di morte è stata depositata sull’autovettura del padre, parcheggiata proprio davanti all’abitazione. Mentre a Celano a è stato dato fuoco allo chalet di Colle Felicetta di proprietà di Ezio Ciciotti, consigliere comunale ed ex vicesindaco.

Ad ottobre ad Aielli lettere condite da insulti e offese di ogni genere sono state recapitate all’indirizzo del sindaco Enzo Di Natale.
Tra gli atti intimidatori vengono poi menzionati nel report l’ettaro di vigneto distrutto, vite dopo vite, ad agosto di proprietà di Giancarlo De Grandis, imprenditore agricolo e consigliere comunale di maggioranza a Torino di Sangro, in provincia di Chieti.
A settembre a Sant’Omero due consigliere donne, le più votate del gruppo di opposizione al Comune, Erica Celestini e Nadia Ciprietti, sono state bersaglio di lettere anonime giunte per posta ordinaria.

Altri dati che aiutano a fare chiarezza sul fenomeno: le aggressioni e gli incendi rappresentano le due principali tipologie di intimidazione messe in atto nei confronti degli amministratori locali (18.6% del totale dei casi censiti per ciascuna tipologia). In continuità con un trend emerso negli ultimi anni, si conferma l’aumento dei casi registrati sui social network (15% del totale), seguiti da minacce verbali (12.6%) e invio di lettere, biglietti e messaggi minatori (11.6%).
Seguono i danneggiamenti (8%), le scritte offensive o minacciose (6%), l’invio di proiettili (4%), l’utilizzo di ordigni, molotov ed esplosivi (2%) e l’invio di parti di animali (1.6%).
Nel corso del 2019 ha trovato conferma un’altra tendenza, già emersa nel precedente Rapporto: una diversificazione nella tipologie di minacce utilizzate fra Nord e Sud del Paese.
Gli incendi, prima tipologia di minaccia al Sud e nelle Isole (un caso su quattro), si trovano solo al 7°posto nell’area Centro-Nord (6% dei casi). Analogamente i social network, nel frattempo diventati il mezzo più utilizzato per intimidire al Centro-Nord (22.6% dei casi), scendono al quarto posto nell’area Sud-Isole (10%).

 

 

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