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SULMONA – Otto marzo. Non solo mimose, rose e fiori ma anche schiaffi, umiliazioni ed escoriazioni. Come quelle che un anziano 90 enne della Valle Subequana aveva procurato alla moglie dopo sessant’anni di vita insieme, proprio nella giornata internazionale dedicata alla donna. Era il 2019. Da quel giorno la vittima decise di abbandonare la casa familiare per rifugiarsi a casa delle figlie. Una storia incredibile che è rimbalzata sul tavolo del giudice monocratico del Tribunale di Sulmona, Francesca Pinacchio, proprio alla vigilia di un altro 8 marzo. Una coppia d’altri tempi. Lui 90 enne alla sbarra e lei 82 enne. Avevano tagliato il traguardo delle nozze di diamante ma, stando alla denuncia dell’anziana, il matrimonio non sarebbe stato rose e fiori perché per sessant’anni il marito l’avrebbe umiliata davanti ai figli. Una serie di atti lesivi dell’integrità fisica e morale, della libertà e del decoro della persona. Minacce, atti di disprezzo, offese alla propria dignità fino alle violenze fisiche e alle numerose escoriazioni sul volto che la donna aveva rimediato nel 2019. Tutto il repertorio dell’uomo padrone che avrebbe costretto l’82 enne, assistita dall’avvocato Marialba Cucchiella, ad abbandonare la casa familiare. Secondo la vittima e la Procura l’uomo, nel corso della lunga vita coniugale, avrebbe inteso la donna come diritto di proprietà. Un’umiliazione abituale che avrebbe portato la donna ad esplodere, dopo un matrimonio da record alle spalle. Se le accuse sono vere e solide per addivenire ad una sentenza di condanna a carico del 90 enne, difeso dall’avvocato Alessandro Margiotta, lo deciderà il giudice nella prossima udienza. La storia appare comunque significativa nella giornata dell’8 marzo. Perchè la violenza va intercettata al primo segnale. Ciò che fa paura non è amore.

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