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Il Coordinatore Regionale della CGIL FP Sanità privata convenzionata Daniele Leone, scrive in una nota:

“abbiamo letto del tempestivo intervento della ASL2 nel cluster dell’istituto degli anziani, ma forse è il caso di ricordare il motto “prevenire è meglio che curare”. Infatti la saggezza popolare è svincolata da schemi, è mantenuta in vita anche da schermi ultramoderni e ha del reale. Non a caso essa è semplice ed essenziale perché è il frutto di anni e anni di esperienza. E noi, come professionisti, dopo anni e anni di esperienza nei reparti… il 7 Ottobre, il 28 Ottobre e il 4 novembre 2020, come CGIL FP, abbiamo inviato diverse PEC all’Assessore alla Sanità, al Direttore Generale Thomas Schael e al Presidente Regionale. Nelle nostre missive segnalavamo le nostre preoccupazioni per il numero crescente dei contagi che ogni giorno si stavano verificando nelle strutture RSA e nelle strutture socio sanitarie ex art. 26, della nostra Regione. Numeri che ci mettevano in allarme e ci imponevano di segnalare in anticipo alcune misure che secondo noi andavamo messe in atto per fronteggiare al meglio la preventivata seconda ondata da Covid 19. Abbiamo espresso la nostra preoccupazione sul rischio che sarebbero stati nuovamente gli operatori sanitari delle strutture socio sanitarie, dei centri di riabilitazione art.56 ed ex art.26, le RSA, RA e i centri CSSA, a dover pagare il prezzo più alto e a dover raddoppiare gli sforzi per tutelare sia gli utenti/pazienti che se stessi, le loro famiglie e le strutture in cui prestano la loro professione. Ed è appunto per prevenire e non dover curare che chiedevamo particolare attenzione alle strutture socio sanitarie, che erogano assistenza agli anziani fragili con patologie croniche e spesso con pluri-patologie. Il nostro scopo, come professionisti della salute, che ogni giorno si svegliano alle sei per recarsi nelle loro sedi e strutture a dare il cambio ai colleghi dei turni di notte, è prenderci cura dei pazienti, assisterli e stare H24 al loro fianco ed era quello di aprire un focus da dedicare a queste strutture che fin dalla prima fase della pandemia si sono dimostrate luoghi di fortissima criticità. Per questo suggerivamo di verificare le dotazioni organiche del personale sanitario, socio sanitario, etc. Secondo noi nella fase emergenziale c’era – e c’è tutt’ora – la necessità di avere delle dotazioni organiche aggiuntive per affrontare al meglio l’emergenza Covid. Chiedevamo per tutte le strutture un incremento degli organici, sia per fronteggiare al meglio i rischi di contagio, sia per ridurre i rischi della diffusione e i danni psicologici nei pazienti, che si possono innescare in seguito al divieto di ricevere le visite dei familiari e di condurre una vita in gruppo nelle strutture, a causa delle regole sul distanziamento, e così via. Dicevamo che prevenire è meglio che curare” e non è solo la saggezza popolare, ma è soprattutto frutto dell’esperienza di noi professionisti. Ecco perché abbiamo chiesto in una nota inviata anche al Direttore Sanitario della ASL2, di sottoporre in modo preventivo a tampone COVID-19, il personale delle strutture socio sanitarie. La nostra richiesta nasceva, e nasce tutt’ora, dall’ordinanza n°93 del 29 ottobre 2020, “Indicazioni per il ricorso all’effettuazione dei tamponi sul personale sanitario. Ordinanza ai sensi dell’art. 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1978, n. 833 in materia di igiene e sanità pubblica. Integrazione ordinanza n.53 del 3 maggio 2020”. Nella suddetta ordinanza, nell’allegato 1 “Misure urgenti regionali, durante l’emergenza COVID-19 – per l’effettuazione dei tamponi sul personale sanitario”, si dispone un’ulteriore stratificazione delle classi di rischio per il personale sanitario e assimilati, che operano in reparti COVID e no COVID come così individuate: rischio elevato: es. personale che opera presso strutture socio sanitarie con mansioni di assistenza diretta a ospiti “fragili”. Ma noi non ci siamo solo limitati a fare queste osservazioni di misure preventive, abbiamo suggerito anche la possibilità, in questa fase emergenziale, di attuare alcune misure straordinarie nelle strutture socio sanitarie ex art.26, RSA, etc. come quella di provvedere alla presenza del medico H24 nelle RSA. RA, CSSA etc., e soprattutto di aiutare queste strutture socio sanitarie nell’ acquisto dei DPI, fondamentali per la prevenzione contro il virus. Il motto “prevenire è meglio che curare” purtroppo non sempre funziona, forse perché oggi viviamo in una società frenetica dove ci si ascolta e ci si confronta poco. Eppure l’ascolto, il confronto, la solidarietà, l’umiltà, hanno permesso in passato di sconfiggere le pandemie senza avere la moltitudine di mezzi e tecnologie di cui disponiamo oggi”.

 

 

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