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SULMONA – Sono stati interessati anche i Carabinieri di Sulmona per il caso di una giovane ospite del centro di accoglienza di via Volta che, rientrata da fuori regione, ha chiesto di sottoporsi al tampone dopo aver avvertito una dubbia sintomatologia riconducibile al Covid, ovvero una temperatura corporea di 37,4 gradi. Per svolgere il tampone ci sono voluti due giorni di trafile e telefonate: prima al pre-triage per la diagnosi, poi il rientro in struttura, la chiamata al medico di riferimento, la nuova interlocuzione con l’ospedale. Alla fine dopo la segnalazione arrivata ai Carabinieri è stato interessato il 118 per lo svolgimento del tampone. Un rimpallo di responsabilità tra protocolli e burocrazia. Se non fosse stato per il comportamento previdente e responsabile del personale della struttura come andava a finire? Il caso fa il paio con la tensione degli ultimi giorni che sale soprattutto al pronto soccorso per la carenza di organico ormai conclamata. Si continuano ad annunciare avvisi per reclutare medici ma in queste l’odissea continua. L’unico medico di turno in sevizio, o chi per esso, è costretto a fare il giro dell’isolato, per non dire della città, prima di trattare il paziente Covid, con tutti i crismi del caso. Una situazione che abbiamo voluto verificare di persona per andare oltre i numeri e i casi accertati ma nel cuore dei problemi. ( video servizio nel link allegato)

Andrea D’Aurelio

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