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SULMONA – Resta solido il quadro probatorio costruito da Carabinieri e Procura a carico di padre e figlio di 46 e 20 anni, siciliani di origine ma residenti a Pratola Peligna, tratti in arresto la scorsa settimana per l’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro alcune abitazioni della cittadina peligna e del piccolo centro di Raiano. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari, Alessandra De Marco, che ha applicato e quindi confermato per entrambi la misura cautelare degli arresti domiciliari, all’esito dell’interrogatorio di garanzia nel corso del quale i due, difesi dagli avvocati Angelo Pace e Mario Iacovone, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Una scena muta davanti al giudice ma non proprio silenziosa sui social, in particolare su instagram, dove il più giovane avrebbe postato alcuni commenti minacciosi, finiti all’attenzione della magistratura. E’ stata inoltre respinta l’eccezione della difesa del 46 enne, già ristretto ai domiciliari, secondo la quale il giudice avrebbe emanato provvedimenti fotocopia. “Si tratta di accuse distinte” ha specificato la De Marco con nuova ordinanza, ribadendo la pericolosità sociale e l’inclinazione delinquenziale, già rilevata al momento dell’arresto. La svolta nelle indagini era arrivata con l’arresto del 46 enne, trovato con una pistola calibro 765 nell’auto. Gli accertamenti eseguiti dal laboratorio Ris hanno permesso di scoprire, tramite la comparazione del bossolo, che l’arma aveva sparato a Pratola il 4 febbraio e a Raiano il 20 maggio. Da qui le esigenze cautelari e l’applicazione, per padre e figlio, degli arresti domiciliari.

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