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SULMONA – “Vedo la società soccombere”. Le parole forti, nude e crude, pronunciate ieri dall’amministratore unico del Cogesa Spa, Franco Gerardini, meritano più di una riflessione, soprattutto sul piano politico. Il controllo analogo si è di fatto trasformato in una conferenza vera e propria, vista l’assenza del numero legale, nel corso della quale sono state scoperte tutte le carte. Il quadro che emerge è a dir poco preoccupante. Non solo sul fronte finanziario. Le due fazioni che si sono venire a creare rischiano di mettere a repentaglio le sorti di Cogesa, dei servizi e dei lavoratori. Da un lato ci sono i sindaci diffidanti, come li ha definiti il primo cittadino, Gianfranco Di Piero, che si sono sottratti al confronto, senza tradurre in atti la richiesta di rinvio espressa verbalmente. Dall’altro lato c’è Gerardini che sembra aver surclassato il controllo analogo nonché aver assunto quasi la veste di Commissario ad acta. Al termine dell’appello e dopo aver constatato l’invalidità della seduta, è andato dritto per la sua strada con la relazione, illuminando gli occhi e scoprendo altarini: 44 consulenze tra personale, il verbale dello stato di crisi con la dicitura contestata, le tariffe da “suicidio” con l’Aquila, la situazione debitoria e creditoria della partecipata che noi riportiamo integralmente a beneficio dei lettori e telespettatori. Un lungo elenco di comuni, più o meno in difetto, da tenere in considerazione nell’ottica di un risanamento aziendale. Studiare un piano di rientro è quanto mai urgente anche se più impellente è la necessità di mediazione politica per il futuro della società. Per un amministratore, più o meno a tempo, non è il massimo operare con un fronte del no comunque importante. Quella che è mancata in questa fase è stata probabilmente la mediazione. Perché le posizioni estreme risultano entrambe pericolose o comunque senza approdo. Quella dei diffidanti e quella di Gerardini stesso che, nonostante la diserzione certificata, è andato avanti e ha rinnovato la disponibilità ai sindaci nel giorno in cui sul tavolo sarebbero dovute arrivare le dimissioni. Il ruolo di mediatore toccherebbe di diritto a Sulmona, chiamata a sedersi ad un tavolo singolarmente con tutti i comuni, prima di una nuova assemblea per tornare al confronto. È probabilmente l’unica strada per uscire dalla tesa situazione. Al di là dei conti e dei piani economici, pure importanti, tant’è che questa testata ha deciso di scattare la fotografia senza ritocchi, pubblicando la lista dei comuni con la posizione debitoria e creditoria. Carta canta.

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