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ANVERSA DEGLI ABRUZZI – Nessuna notizia campata in aria sul giallo di Castrovalva. I Carabinieri della compagnia di Sulmona, su disposizione dell’autorità giudiziaria, hanno avviato  nei giorni scorsi i controlli sulle attività della zona, allevamenti compresi, dopo la tragica scoperta del cadavere avvolto  e occultato nel sacco a pelo, senza vestiti, che risale ormai allo scorso 30 luglio. Le indagini proseguono a trecentosessanta gradi e l’ipotesi del pastore clandestino,  non è stata al momento scartata dagli organi inquirenti.  Nei giorni scorsi i militari si sono recati nelle attività collocate sul territorio comunale di Anversa degli Abruzzi e dintorni per esperire i controlli del caso. La conferma arriva dagli addetti ai lavori, addentrati ormai da giorni sull’inchiesta, ma anche da Nunzio Marcelli, Presidente della rete Appia e noto allevatore della zona. “Da me i Carabinieri di Anversa sono arrivati per  chiedere documentazione relativa agli ultrasessantenni. So che si stanno svolgendo controlli al riguardo  anche se non specificatamente sugli allevamenti ( pure interessati dalle verifiche, ndr)”- riferisce Marcelli che non avanza alcuna ipotesi sul profilo del cadavere, lasciando agli organi inquirenti le conclusioni del caso, trattandosi di un fatto non solo increscioso ma anche inusuale per questi borghi. Ai nostri microfoni (l’intervista integrale è disponibile sulla piattaforma di YouTube o nel link qui allegato https://youtu.be/gseVQqKSROY) il Presidente della Rete Appia tutela la categoria e dà lo stop ai “pregiudizi negativi” che tirano in ballo i pastori in ogni vicenda che balza agli onori delle cronache. “Queste attività sono state spesso additate senza prova concreta per responsabilità degli incendi che non favoriscono il nostro settore, di essere attività ai limiti della legalità e di dare accoglienza a clandestini. Le aziende pastorali hanno esercitato in realtà un ruolo essenziale nella manutenzione del territorio, nel conservare la biodiversità, nella prevenzione incendi, nella riduzione della massa arbusti con gli animali al pascolo. Se ci fossero più pastori sul nostro territorio ci sarebbe più sicurezza. Queste aziende hanno anche rappresentato un’opportunità data ai pastori non provenienti da questo territorio di potersi inserire legalmente per conoscere regole e realtà del nostro paese. Abbiamo fatto quella pratica di inserimento che tanto reclamano alcune componenti della società”- rileva Marcelli sottolineando la funzione della Rete Appia contro lo spopolamento, rischio idrogeologico, a beneficio della collettività e del livello occupazionale. Nessun pregiudizio insomma sui pastori né sul settore che va salvaguardato. Tuttavia il filone d’indagine che si sta seguendo, che non riguarda evidentemente solo questa filiera, configura indubbiamente una notizia e non un’invenzione. Tornando al cadavere senza nome secondo gli inquirenti, almeno quelli da noi sentiti che stanno operando in maniera diretta sul caso, ritengono del tutto infondata la notizia sull’assenza di controlli tra gli allevamenti della zona, che sono stati raggiunti per le verifiche del caso. Come pure non appare credibile l’iniziale ipotesi avanzata del malore nella grotta, visto il rinvenimento del cadavere senza vestiti, avvolto in un lenzuolo e chiuso in un sacco a pelo, come da noi svelato in questo articolo

https://www.ondatv.tv/varie/cadavere-senza-vestiti-nel-sacco-a-pelo-chiuso-nuovi-scenari-sul-giallo-di-castrovalva/. La doverosa precisazione insomma va fatta, in ossequio alla correttezza che contraddistingue l’operato di questa testata, abituata a dare notizie e non certo a denigrare, più o meno indirettamente e consapevolmente, l’operato di quanti sono iscritti nel nostro stesso ordine professionale. Resta il fatto che, a tre settimane dalla scoperta del cadavere, va dato ancora un nome e un volto a quel corpo senza vita, appartenente verosimilmente a un uomo tra i settanta e gli ottanta anni di età. Nessun segno di violenza è emerso dall’esame autoptico come pure non si è riusciti a risalire all’identità tramite l’esame del dna. Le indagini proseguono per venire a capo della vicenda e sciogliere i tanti nodi. D’altronde l’ipotesi del pastore, seppur veritiera, non è l’unica che gli inquirenti hanno preso in considerazione.

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