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SULMONA – Per un doppler alla carotide? “Ripassi a dicembre 2018”. E’ questa la risposta che è arrivata a un sulmonese nei giorni scorsi quando si è recato negli uffici della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila per prenotare la prestazione sanitaria. Un anno e un mese di attesa. Troppi per una sanità che vuole essere vicina al paziente. L’uomo avrebbe in effetti rinunciato alla prestazione per ovvie ragioni. La denuncia arriva da Catia Puglielli, avvocato del Tribunale per i diritti del malato, che spiega come in questo modo “viene pregiudicato il diritto alle cure e alla salute”. Rimbalza così agli onori della cronaca l’ennesimo caso di lunghe liste d’attesa all’ospedale dell’Annunziata che deve imporre una riflessione che vada al di là della polemica dell’ultimo minuto che riguarda la classificazione del presidio ospedaliero. “Bisogna contrastare questi fenomeni una volta per tutte per evitare di favorire altri nosocomi che non hanno questi problemi”- interviene l’avvocato Puglielli- spostando il discorso sulle lunghe liste d’attesa ma anche sulla sanità nel territorio che spesso cade nell’oblio anche quando si parla di riorganizzazione del piano sanitario. Non sono pochi in effetti gli utenti che aggirano l’ostacolo e si spostano verso altri nosocomi. Nel momento in cui si parla di rilancio dell’ospedale di Sulmona ben venga discutere sulla classificazione ma, alla luce degli ultimi episodi, non basta. Resta irrisolto in effetti il problema della neuropsichiatria infantile, anche quello sollevato dal Tdm, che costringe tutt’ora diverse famiglie a spostarsi da Sulmona all’Aquila. Ospedale di primo livello o ospedale di base? Mentre la politica si interroga sull’argomento con sindacati, Tdm e minoranza di Palazzo San Francesco che spinge sul primo livello, c’è dell’altro. Criticità la cui soluzione va ricercata con urgenza.

Andrea D’Aurelio

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