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Hanno chiesto grazia e hanno ottenuto doppia giustizia. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pescara, Antonella Di Carlo, ha disposto la traduzione in carcere di tutti e tre i sulmonesi arrestati (M.B., L.P. e F.D.I.)
lo scorso giovedì dalla Guardia di Finanza, a Bussi sul Tirino, al termine di un rocambolesco pedinamento e inseguimento, assieme ad un ex poliziotto romano. I quattro sono comparsi questa mattina davanti al giudice per l’udienza di convalida, assistiti degli avvocati Silvia Iafolla, Uberto Di Pillo e Mauro Maiorano. Tutti gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, come suggerito dai rispettivi legali, per approfondire meglio le dinamiche dell’episodio. Gli avvocati difensori avevano chiesto una misura cautelare meno afflittiva, ovvero gli arresti domiciliari. Mentre la Procura, visti gli elementi di colpevolezza, ha chiesto e ottenuto la custodia cautelare in carcere per i quattro, applicata anche per F.D.I, ristretto inizialmente ai domiciliari. A casa del giovane, d’altronde, la Guardia di Finanza aveva rinvenuto un bilancino di precisione. Stando alla ricostruzione della vicenda tutto sarebbe partito dal pedinamento di una Opel Corsa, condotta da uno dei tre giovani di Sulmona, all’interno della quale viaggiava anche M.B, destinatario di provvedimento stragiudiziale. All’altezza di Popoli, con un nastro adesivo, i tre avrebbero fermato la vettura per “camuffare” la targa, per depistare le tracce. Poi a Bussi, nei pressi dell’edificio scolastico, sarebbe dovuto avvenire lo scambio con il corriere di Guidonia. Nella busta bianca che serviva per pagare il carico di droga non c’erano contanti nè soldi veri ma solo carta straccia. Per cui il corriere sarebbe stato costretto ad accertare lo scambio scellerato. Presa la borsa con 16 kg di hashish, i tre sulmonesi sono stati fermati dalle Fiamme Gialle. La scena da film è cominciata proprio in quel momento, conclusasi con l’arresto rocambolesco poichè l’auto dei finanzieri è stata speronata. “Non scendete. Ci sono le pistole”-urlano i residenti dal balcone. In realtà si tratta di una pistola scacciacani, anch’essa recuperata assieme ai 20 grammi di hashish e al bilancino trovati successivamente nel corso della perquisizione domiciliare. Nell’ordinanza il Gip rileva che “quanto alle esigenze cautelari, è ravvisabile il versante di pericolosità sociale desumibile oggettivamente, dalla estrema gravità del fatto e soggettivamente, dalla personalità degli indagati che per il cospicuo quantitativo di droga di certo si sono assicurati nel mercato dello spaccio un ruolo ben definito, dando prova nel tempo di affidabilità, soprattutto ai canali di approvvigionamento ai quali potrebbero attingere”. Per i quattro indagati si aprono le porte del carcere mentre i legali cercheranno, in un secondo momento, di far cadere l’accusa della rapina che, a loro dire, potrebbe essere derubricata in truffa.

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