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SULMONA – Non ci fu né truffa, né appropriazione indebita e né tantomeno circonvenzione d’incapace. E’ arrivata nel pomeriggio dopo tre ore di estenuante discussione e sei anni di processo la sentenza di assoluzione per i quattro imputati finiti sotto l’inchiesta per l’eredità contesa del poeta gallese Dylan Thomas che per un lungo periodo della sua vita visse a Scanno, comprando anche una casa in riva al lago. Si tratta di Angelo Paletta di Scanno, Raffaele Gentile di Villalago, Maria Antonio Gatta di Villalago e di Florence Louise Barret Brentnall. I quattro erano accusati a vario titolo di circonvenzione d’incapace e di appropriazione indebita. A rivolgersi alla giustizia era stato Francesco Fazio, figlio di seconde nozze di Kathleen Mc Namara, moglie del poeta Dylan Thomas, il quale sosteneva di essere stato estromesso dall’eredità dopo la morte del fratellastro Thomas Colm Garan Dylan, avvenuta a Sulmona il 15 dicembre del 2012. La moglie del poeta si recò a Scanno dove crebbe Colm Garan, figlio del poeta, e Francesco Fazio, figlio del suo secondo marito (un siciliano). I diritti d’autore di Thomas sono stimati intorno alle 100mila sterline al mese, per il Trust che li gestisce. La vicenda è intricata e in ballo c’è una casa che Kathleen acquistò e dove Fazio crebbe. Tant’è che lui aveva accusato gli imputati, in particolare Gentile e Gatta, di aver preso illecitamente dalla casa libri, foto, manoscritti, documenti, arredi. Oggi per tutti è arrivata la sentenza di assoluzione con formula piena. Per il Tribunale il fatto non sussiste. “E’ una grande soddisfazione professionale che arriva dopo sei lunghi anni di processo e dopo una lunga battaglia legale. I nostri assistiti hanno trovato giustizia proprio perché le accuse sono completamente cadute”- commentano soddisfatti gli avvocati Uberto Di Pillo e Giovanni Mastrogiovanni. Una vicenda che ha tenuto banco per lungo tempo fino all’odierna sentenza.

Andrea D’Aurelio

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