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Il ricordo di Beppe Guerra nelle parole dei familiari “Nei giorni in cui papà è diventato polvere di stelle, ci siamo trovati a condividere il dolore con una famiglia, grande quanto una città, prendendo consapevolezza che questa è la più importante eredità che ci lascia.

Un dono, per sentirci meno soli e spiazzati.

Molti lo hanno ricordato con i suoi oggetti iconici: la sigaretta, il loden, i giornali.

Elementi che hanno contribuito a rafforzare quel senso di solidità, coerenza e permanenza, che ha accompagnato chi gli è stato vicino, tanto nella vita pubblica, quanto in quella privata.

Due sfere dell’esistenza, sempre – indissolubilmente- legate dalla passione per la Politica, che lo ha tenuto vivo fino all’ultimo giorno. E che ci ha trasmesso, quasi come fosse parte del nostro patrimonio genetico.

Così come il totale e viscerale legame con Sulmona e il suo territorio, sempre visti con gli occhi di chi è capace di guardare oltre l’orizzonte.

Verso la cima del Gran Sasso, in quell’Abruzzo aquilano in cui si sentiva a casa grazie alla Carispaq e alla Fondazione.

E verso il mare, da Pescara, durante la vicepresidenza della FIRA e di Abruzzo Sviluppo, fino alle colline anconetane negli anni del Mediocredito Fondiario.

Non a caso, appena tornato a casa, per mio fratello le prime parole erano sempre: Che si fa a Roma?

E la prima domanda per me era: Che novità ci sono a Torino?

Attento osservatore di un modello amministrativo e di uno sviluppo urbano che, per tanti versi, avrebbe voluto riportare alla scala sulmonese, convinto che la rigenerazione e la valorizzazione di una città potessero e dovessero passare dalla cultura e dall’innovazione.

Non a caso, qualche anno fa, arrivato nel cuore del quartiere torinese più fragile e più multiculturale, ha detto: “Che bello questo posto! Sembra di essere a New York”.

Anche se lui, a New York, non c’era mai stato, aveva una capacità di stare tra la gente e una perenne curiosità di scoprire nuove sfaccettature di umanità, che l’hanno reso un incredibile costruttore di comunità.

A partire da quella tavola, attorno a cui ha sempre voluto riunire la famiglia, gli amici, i compagni di partito e i membri del suo amato club del baccalà, in quel tavolo da Clemente in cui oggi resta un posto vuoto.

Così come vuota sarà la sua panchina alla villa, da cui, tra un caffè e un aperitivo, dispensava pensieri e consigli anche ai nostri amici. In questi giorni, tante volte ci hanno ripetuto di aver perso un gigante delle Politica,un mentore, di cui non si poteva che assorbire ogni parola.

“Io sono uno che studia” amava ripetere. E quante volte ci ha ribadito che la cultura e la conoscenza sono l’unico strumento per farsi strada nella vita, qualunque strada volessimo scegliere.

“Noi siamo una famiglia anarchica, – diceva – in cui ognuno è libero di fare quello che vuole. Basta che sia felice”

E oggi ognuno di noi è diventato un Guerra a modo suo, anche i suoi nipoti. Il bene più prezioso, li definiva.

Ben sapendo che sarebbero stati la sua garanzia di continuare a vivere nel futuro.

E infine la fede granata, nata nel ‘49 dalle lacrime di bambino di fronte alla tragedia del Grande Torino, condivisa con Bettino negli anni del partito, e riscoperta grazie ai nuovi amici torinesi che, scherzosamente,chiamava “la curva Maratona”. E come gli invincibili del Toro, solo il Fato lo ha vinto.

E noi vogliamo ringraziare tutti e ciascuno perché la condivisione di pensieri e affetto hanno alleggerito e alleggeriranno il peso dell’assenza.

Per questa ragione, consegneremo alla città il patrimonio di appunti, riflessioni, libri e documenti, conservati nel suo studio dagli anni ’60.

Infine, vorremmo ricordare il consiglio che ripeteva sempre e che è stato anche la stella polare del suo comportamento quotidiano, nelle mille esperienze vissute: “Ricordati che risolvere un problema a una persona importante o benestante ti potrà aiutare a fare carriera; al contrario, aiutare persona umile, un povero cristo -come diceva lui – ti darà una soddisfazione enormemente maggiore e ti farà guadagnare il rispetto di tutti.”

Per questo, il nostro impegno sarà quello di mantenere vivo il suo insegnamento, supportando gli studi di alcuni giovani del nostro territorio. Ma ora, come avrebbe detto papà, pensiamo alle cose belle.

Il 29 ottobre, alle ore 17.00 presso la cattedrale di San Panfilo verrà celebrata una santa messa in suo ricordo”

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