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(foto BartGio) SULMONA – Sarà proclamato verosimilmente nella tarda mattinata di oggi il neo sindaco della città di Sulmona, Gianfranco Di Piero, al termine della verifica dei verbali elettorali da parte della commissione centrale. Con lui sarà proclamata anche la nuova assise di Palazzo San Francesco. Preso atto del risultato del turno di ballottaggio viene da chiedersi da dove ripartire. Di Piero è il sindaco di Sulmona. Questo è assodato. Ma di quale Sulmona? Che di tipo di città si ritrova ad amministrare? I problemi sul tavolo, purtroppo, non si contano sulle dita di una mano. La prima vera sfida di ogni neonata amministrazione è quella di riorganizzare la macchina amministrativa perchè nulla si fa senza la stuttura comunale. E’ il primo front office per il cittadino. Il secondo aspetto, ma non proprio secondario per una città come Sulmona,  è la questione del centro storico da riportare al centro, nel vero senso della  parola, dopo una sorta di delocalizzazione. Non solo decoro urbano e area pedonale ma anche servizi e uffici. Far tornare quello che c’era. Bisognerà seguire tutte le procedure sbloccate in termini di edilizia scolastica e saper giocare la partita  dei fondi del Pnrr. Che dire poi della difesa dell’ambiente dagli insediamenti impattanti alla politica di gestione dei rifiuti. Ci sono inoltre le grandi vertenze. Il Tribunale con la data di chiusura già scritta e l’ospedale da riempire di contenuti in attesa del placet per il primo livello. Il sindaco insomma con la sua squadra avrà un gran bel da fare. Dalle prime reazioni non manca l’entusiasmo di un gruppo e di un progetto politico che approda a Palazzo contrariamente ad ogni previsione. Per la squadra di governo c’è da aspettare. Nel senso che Di Piero, dopo la proclamazione degli eletti, inizierà a consultare la coalizione per arrivare ad una sintesi. La trasversalità non manca per cui bisognerà verificare  la tenuta dei singoli equilibri. Un mezzo miracolo però già è stato fatto, ovvero riportare la città alle urne con la percentuale  di affluenza del 51 per cento che, al turno di ballottaggio, non si toccava dal 2008. Un dato concreto da rilevare che, si spera, porterà a recuperare anche una sana dialettica politica. Perchè la campagna elettorale è chiusa.  (a.d’.a.)

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