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Una vicenda ingarbugliata quella della Clinica Immacolata di Celano. Dopo l’annuncio della direttrice sanitaria Maria Mattucci che dichiarava la temporanea indisponibilità della struttura a poter ospitare pazienti covid in quanto scarna di personale medico ed infermieristico.

Il sindaco di Celano, Settimio Santilli, accusava la sinistra di illudere e fomentare il personale della clinica.

“Sostengo e mi schiero completamente dalla parte della direzione generale, e ci tengo a precisare che né il sottoscritto, né l’Amministrazione comunale abbia mai fatto passerelle in Clinica e anzi vorrei chiedere proprio ai rappresentanti locali del PD dove erano quando l’ex Assessore alla sanità regionale Paolucci (PD) chiuse, senza preoccuparsi minimamente del territorio e delle conseguenze, la RSA della Clinica per trasferirla a Fontecchio, decretando i primi passi di difficoltà economiche della stessa”.

Ed è lo stesso sindaco, Settimio Santilli, che fa sapere di aver ricevuto oggi la nota protocollo 21571 del della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’aquila indirizzata alla struttura sanitaria Clinica L’Immacolata, in cui vi è scritto: “vista la circostanza che la attuale disponibilità di medici risulta ridotta a numero 3 unità, appare evidente ed oggettiva l’assenza di garanzia degli standard organizzativi e di personale necessari ad assicurare la legittimità ed appropriatezza delle prestazioni sanitarie, ospedaliere ed ambulatoriali. Si ricorda che è responsabilità precipua dell’erogatore accreditato, nonché inderogabile obbligo di legge garantire tutti gli standard posti a presidio del mantenimento della qualità delle prestazioni e di conseguenza dell’autorizzazione all’esercizio, nonché all’accreditamento”.

Alla fine, dunque, dopo un lungo tira e molla, la clinica Immacolata di Celano non ospiterà pazienti Covid. La decisione è stata ufficializzata dall’Asl con una lettera inviata alla clinica alla luce dell’indisponibilità di gran parte dei medici a coprire i turni h24. revocata la convenzione stipulata con l’Asl per poter trasformare la struttura in un ospedale Covid in grado di ospitare 67 pazienti. Adesso il rischio è quello di incorrere in una sanzione amministrativa perché la Regione intende avviare prontamente una verifica.

E visto che il manager Testa è l’interlocutore unico presso l’opinione pubblica sulla comunicazione istituzionale ufficiale, forse i marsicani meriterebbero di sapere cosa prevedeva la convenzione. Sapere, per esempio se l’Azienda Sanitaria pubblica avrebbe sostenuto i costi di tutti i 67 posti letto, o solo quelli dei posti effettivamente occupati. Forse i marsicani meriterebbero di sapere, se i costi di adeguamento della Clinica privata, a carico della ASL, saranno recuperati.

Non ultimo, sarebbe interessante conoscere quali fossero i criteri assunti dalla convenzione per stabilire quali malati Covid andavano trasferiti presso la Clinica Immacolata. In effetti molti si chiedono se febbre, ossigenazione nel sangue e frequenza degli atti respiratori siano i soli parametri da misurare per capire se si hanno i sintomi del Covid.

Il presidente Marsilio scrive in una nota: “Una vergogna, comportamenti simili sono incompatibili con il servizio sanitario pubblico, agiremo di conseguenza. L’atteggiamento messo in atto all’interno della clinica L’Immacolata di Celano, che non ha permesso di assicurare gli impegni presi per far fronte all’emergenza pandemica, è una vergogna. L’impegno di garantire adeguate cure sanitarie nella Marsica a Celano è venuto meno per incapacità da parte della clinica L’Immacolata, ente morale che associa Università Cattolica del Sacro Cuore e Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori di Milano. A un mese dall’ordinanza che prevedeva l’integrazione pubblico privato per garantire adeguate cure ai pazienti colpiti dal Covid 19 non si è riusciti ad ospitare i malati a causa delle assenze che, a vario titolo, sono state registrate tra il personale medico. Asl e Regione si erano impegnate fattivamente per realizzare, anticipandone i costi, tutti quegli interventi necessari per accogliere i malati, garantendo la sicurezza degli operatori sanitari nella struttura di Celano. Un lavoro intenso che doveva dare risposte adeguate alla necessità di cure alle persone colpite dal virus. Lo scorso 11 dicembre la Clinica ha comunicato alla Asl l’impossibilità di garantire le turnazioni nonostante tutto il lavoro e il supporto che la Asl, insieme al referente regionale per le emergenze, dottor Alberto Albani, hanno garantito dal primo momento. Un impedimento che ha portato la stessa Asl a risolvere la Convenzione con la clinica ‘L’Immacolata’, preso atto dell’assenza di garanzia degli standard organizzativi e di personale. L’incapacità dei medici di garantire quelle cure ai pazienti nella struttura di Celano impone anche la verifica degli standard organizzativi e di personale per constatare l’esistenza o meno dei livelli qualitativi di assistenza, che devono essere gli stessi delle strutture pubbliche. Una garanzia necessaria per continuare a beneficiare dell’accreditamento anche in futuro. Era inimmaginabile dopo le interlocuzioni avvenute con la proprietà che all’improvviso ci si trovasse in questa situazione a cause delle scelte messe in atto dai medici della clinica. Un atteggiamento che chi sceglie questa professione non si può permettere di assumere nel rispetto di chi ha bisogno di cure. Se al termine della verifica verranno accertate le assenze dei livelli di assistenza agiremo di conseguenza”.

 

 

 

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