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Una domenica di fine agosto da incorniciare e archiviare negli annali della storia: L’Aquila è balzata agli onori della cronaca nazionale e internazionale, protagonista della spiritualità, dell’eleganza e della comunità. Dopo 728 anni, la Perdonanza ha accolto il Santo Padre che, visibilmente sofferente, non si è sottratto al programma della mattinata. L’atterraggio dell’elicottero privato ha dovuto slittare in altra sede a causa della nebbia intensa. Ma Francesco è capace di scacciare le nubi e far illuminare il cielo! È arrivato a bordo di una Fiat 500 bianca, seduto vicino al conducente, e ha salutato con la mano i fedeli in festa, in una piazza Duomo gremita di persone. Ad accoglierlo il Cardinale Petrocchi, il presidente di Regione Marsilio, il prefetto dell’Aquila Cinzia Teresa Torraco e il sindaco Pierluigi Biondi. Tra i fedeli c’era anche Bruno Vespa, visibilmente commosso: “Per me che sono aquilano, legatissimo alla Basilica di S. Maria di Collemaggio, vedere il Papa in occasione della Perdonanza è stata una emozione molto forte. Una emozione bella vederlo varcare la Porta Santa”. Papa Francesco ha visitato L’Aquila e ha incontrato i parenti delle vittime del terremoto del 6 aprile sottolineando la grande capacità di questo popolo di rialzarsi: “Voi, gente aquilana, avete dimostrato un carattere resiliente. Radicato nella vostra tradizione cristiana e civica, ha consentito di reggere l’urto del sisma e di avviare subito il lavoro coraggioso e paziente di ricostruzione. Cera tutto da ricostruire: le case, le scuole, le chiese. Ma, voi lo sapete bene, questo si fa insieme alla ricostruzione spirituale, culturale e sociale della comunità civica e di quella ecclesiale. La rinascita personale e collettiva è dono della Grazia ed è anche frutto dell’impegno di ciascuno e di tutti. Voi avete sofferto molto a causa del terremoto, e come popolo state provando a rialzarvi e a rimettervi in piedi. Ma chi ha sofferto deve poter fare tesoro della propria sofferenza, deve comprendere che nel buio sperimentato gli è stato fatto anche il dono di capire il dolore degli altri. Voi potete custodire il dono della misericordia perché conoscete cosa significa perdere tutto, veder crollare ciò che si è costruito, lasciare ciò che vi era più caro, sentire lo strappo dell’assenza di chi si è amato. Voi potete custodire la misericordia perché avete fatto l’esperienza della miseria. Ora serve l’impegno di tutti, un impegno lungimirante perché stiamo lavorando per i figli, per i nipoti, per il futuro”. Emozione e applausi a piazza Duomo alle parole di Papa Francesco, che ha concluso il suo discorso dicendo “Jemo ‘nnanzi”. Poco dopo le 10:00 è iniziata la Santa Messa: nel corso dell’Angelus Bergoglio invoca “la Madonna affinché ottenga per il mondo intero il perdono e la pace. Preghiamo per il popolo ucraino e per tutti i popoli che soffrono a causa delle guerre. Il Dio della pace ravvivi nel cuore dei responsabili delle nazioni il senso umano e cristiano di pietà, di misericordia”. E poi il momento più importante: il Papa, sulla sedia a rotelle, è arrivato davanti alla Porta Santa all’Aquila, primo Pontefice della storia, a officiare il rito dell’apertura della Porta santa, bussando tre volte, con il ramo d’ulivo del Getsemani, sull’anta del portale nel lato sinistro della basilica. Il rito solenne della Perdonanza è l’indulgenza plenaria perpetua che Celestino V, la sera stessa della sua incoronazione a pontefice, concesse a tutti i fedeli di Cristo. Prima di salire al soglio pontificio, Pietro Angeleri, questo era il suo nome secolare, aveva trascorso molti anni di vita eremitica, in special modo in una grotta sul monte Morrone, sopra Sulmona, ricevendo dai suoi devoti l’appellativo di Pietro del Morrone. Con il rito dell’apertura della Porta Santa, Papa Francesco ha dato inizio alla 728esima Perdonanza Celestiniana, l’indulgenza plenaria che Papa Celestino V ha concesso a quanti pentiti e confessati si recano nel luogo di culto dai vespri del 28 agosto a quelli del giorno dopo.

“Apritemi le porte della giustizia”

“Voglio entrarvi e rendere grazie al Signore”.

“È questa la porta del Signore”

“Per essa entrano i giusti”

 “Entrerò nella tua casa, Signore”

“Mi prostrerò in adorazione del tuo santo tempio”.

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