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“Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa si è rimangiato tutte le promesse elettorali, stiamo assistendo ad un triste storia in cui il governo chiude gli occhi davanti a questa emergenza sanitaria, mancando di rispetto all’Abruzzo”. Così il segretario abruzzese della Lega, il deputato Luigi D’Eramo, nel corso della conferenza stampa che si è svolta all’Aquila, sulla situazione legata alla discarica di Bussi sul Tirino (Pescara), in particolare alla mancata bonifica del sito e al provvedimento con cui il governo ha revocato l’appalto per un primo intervento pubblico e il relativo finanziamento di 50 milioni di euro. D’Eramo ha ricordato anche che “la bonifica significa tutela sanitaria ed ambientale, ma anche posti di lavoro e reindustrializzazione del territorio”. Alla conferenza stampa hanno partecipato l’ex sottosegretario all’Ambiente Vannia Gava, responsabile nazionale Ambiente della Lega, l’europarlamentare nel collegio centro sud Massimo Casanova, il deputato Antonio Zennaro, eletto nelle file del M5S, poi passato nel gruppo misto e recentemente tra i salviniani, e l’assessore regionale abruzzese all’Ambiente Nicola Campitelli. Gava ha proposto di andare a Roma a protestare davanti al ministero dell’Ambiente, parlando di “malafede” del ministro, che “ha chiuso ad ogni dialogo e confronto”. Zennaro ha aggiunto che “anche sul piano delle politiche ambientali questo governo ha dimostrato incredibile incompetenza, prima va a casa meglio è per tutti, per tornare finalmente a votare”. Nel mirino della Lega, il ministro Costa che ha cancellato con un decreto del 17 giugno scorso il provvedimento di aggiudicazione del bando di gara per la bonifica, a 8 anni dalla scoperta dei veleni da parte della Forestale, assegnata alla Dec Deme, con i soldi, 40 milioni circa, già in cassa da anni, attinti dai fondi post sisma 2009, per avviare i lavori, e presentare poi le fatture alla Edison, ritenuta Responsabile dell’inquinamento con sentenza del Consiglio di Stato. Ma il Tar su ricorso di Regione e Comune di Bussi, a dicembre scorso ha revocato la decisione del Ministero, che però ha fatto a sua volta ricorso al Consiglio di Stato. Intanto, le decine di tonnellate di veleni, come ha confermato giorni fa l’Arta regionale, seppure coperte con il metodo emergenziale del capping, continuano ad inquinare il fiume Tirino e il territorio circostante.

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